Focus

Fatture elettroniche ed imposta di bollo: la procedura di riliquidazione massiva

12 Novembre 2019 |

Art. 17 DL 124/2019

Imposta di bollo virtuale

Sommario

Introduzione | La procedura e le novità prevista dal Decreto fiscale | La rettifica automatica: le criticità della disposizione |

Introduzione

 

Il DL 124/2019 ha ulteriormente implementato la procedura di riliquidazione massiva dell’imposta di bollo dovuta in base alle fatture elettroniche emesse e risultanti dal SdI. L’Agenzia delle entrate, riscontrando dal predetto Sistema di Interscambio, il mancato assolvimento dell’imposta di bollo, può riliquidare l’imposta di bollo dovuta rispetto alla liquidazione precedentemente effettuata e messa a disposizione nel cassetto fiscale dei contribuenti.

I soggetti interessati potranno regolarizzare le violazioni commesse con il versamento dell’imposta, della sanzione ridotta del 10 per cento e degli interessi. La regolarizzazione dovrà essere effettuata entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione. La procedura non funzionerà correttamente in quei casi la debenza del tributo renda necessaria una valutazione di merito delle operazioni effettuare. In tal caso, ha precisato il DL 34/2019, che le procedure di verifica sono quelle ordinarie di cui al DPR n. 642/72

 

La procedura, nella sostanza analoga a quella prevista ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA, con l’emissione dei cosiddetti “preavvisi di irregolarità”, non sembra essere perfettamente allineata con la disciplina che fa sorgere l’obbligo di versare il tributo. 

 

La procedura e le novità prevista dal Decreto fiscale

 

La modifica normativa discende dall’obbligo di emissione delle fatture in formato elettronico. In questo caso l’Agenzia delle entrate è in grado di acquisire in totale autonomia tutte le informazioni utili, tramite il Sistema di Interscambio. Può così essere verificato agevolmente, sia pure con talune limitazioni, se il contribuente abbia o meno omesso il versamento dell’imposta di bollo dovuta. La novità non troverà, però, applicazione immediata, ma dal 1° gennaio 2020. La procedura, come detto, è simile a quella prevista per l’emissione degli avvisi bonari ai fini delle imposte sui redditi e ai fini IVA.

La novella prevede che “In caso di ritardato, omesso o insufficiente versamento, l'Agenzia delle entrate comunica al contribuente con modalità telematiche l'ammontare dell'imposta, della sanzione amministrativa dovuta ai sensi dell’art. 13 c. 1 D.Lgs. 18 dicembre 1997 n. 471, ridotta ad un terzo, nonché degli interessi dovuti fino all'ultimo giorno del mese antecedente a quello dell'elaborazione della comunicazione; …”. La medesima norma prevede che se entro 30 giorni il contribuente non provveda all’effettuazione del relativo pagamento, la somma viene iscritta a ruolo a titolo definitivo. In tale ipotesi la sanzione risulterà dovuta nella misura piena del 30 per cento, senza che sussista la possibilità di fruire di qualsiasi ulteriore riduzione.

 

La procedura di liquidazione massiva non è una novità, e trova origine nell’art. 12 nonies DL 34/2019. La disposizione prevede che l’Agenzia delle entrate integri le fatture inviate attraverso il SdI, e non recanti l’annotazione di assolvimento dell’imposta di bollo laddove dovuta. La novità, rispetto al testo della disposizione modificata dal DL 124/2019, riguarda la possibilità di invio, prima dell’irrogazione della sanzione pari al 30 per cento, di una comunicazione telematica recante l’irrogazione della sanzione ridotta ad un terzo, quindi pari al 10 per cento dell’importo non versato. Viene dunque concessa la possibilità di subire l’irrogazione di una sanzione ridotta e la previsione, almeno sotto questo profilo, è positiva.

L’Agenzia delle entrate liquida trimestralmente l’importo dell’imposta di bollo dovuta. A tal fine viene messa a disposizione dei contribuenti, tramite il cassetto fiscale, apposita comunicazione con l’importo da versare. L’Agenzia delle entrate può però “correggere” il dato risultante dalla liquidazione a seguito della verifica dei dati e delle informazioni risultanti dalle fatture elettroniche operando, di fatto, una riliquidazione. L’operazione di ricalcolo sarà però successiva rispetto alla data entro cui deve essere effettuato il versamento dell’imposta di bollo precedentemente liquidata.

La procedura si presta sicuramente ad assolvere correttamente alle finalità per le quali è stata ideata, nei casi in cui l’errore commesso dal contribuente sia evidente. Si consideri ad esempio l’emissione di una fattura la cui prestazione, esente da IVA, sia di importo superiore a 77,47 euro. In tale ipotesi l’omissione potrebbe essere dovuta ad una mera dimenticanza e la procedura di riliquidazione automatica può funzionare correttamente.

La rettifica automatica: le criticità della disposizione

 

Non sempre, però, la riliquidazione massiva sarà in grado di funzionare correttamente. In alcune ipotesi l’obbligo di assolvere o meno l’imposta di bollo non può essere “verificato” con una procedura automatica, ma richiede una valutazione di merito dell’operazione posta in essere ed oggetto di fatturazione.

Il problema si pone ad esempio per le fatture cosiddette miste, cioè recanti sia l’addebito di compensi imponibili ai fini IVA, ma anche di ulteriori importi esclusi dall’imposta sul valore aggiunto. Il problema si pone anche per l’addebito delle spese escluse dal computo della base imponibile ai sensi dell’art. 15 DPR 633/72.

 

I rimborsi spese, esclusi dal computo della base imponibile IVA, sono generalmente funzionali ad un’altra prestazione, rilevante ed imponibile agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto. Appare estremamente improbabile che i predetti rimborsi spese “vivano” autonomamente, senza fare riferimento ad alcuna operazione imponibile. In ragione dell’accessorietà dei rimborsi spese rispetto alle operazioni imponibili può essere correttamente argomentata la mancanza dell’obbligo di assolvere l’imposta di bollo. Nello stesso senso risulta orientata la Commissione Studi del Consiglio Nazionale del Notariato che distingue le operazioni escluse dal computo della base imponibile, rispetto a quelle fuori campo di applicazione dell’IVA (Studio n. 374 bis del 1° febbraio 1996).

In linea di principio, le spese escluse da IVA sono nella maggior parte dei casi funzionali all’operazione imponibile i cui corrispettivi sono indicati nella stessa fattura. Tuttavia, non si può escludere, perlomeno in linea teorica, che gli importi addebitati siano autonomi. La circostanza vuole dimostrare che la procedura di riliquidazione massiva non può funzionare correttamente se gestita in modo completamente automatico.

La correttezza della soluzione si desume da un periodo del citato art. 12 nonies DL 34/2019 non modificato. La disposizione, dopo aver previsto e disciplinato la procedura di riliquidazione massiva, prevede “Nei casi in cui i dati indicati nelle fatture elettroniche non siano sufficienti per i fini di cui al periodo precedente restano applicabili le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642”.

 

Ad esempio l’art. 36 prevede che “Le violazioni delle norme contenute nel presente decreto sono constatate mediante processo verbale dal quale debbano risultare le ispezioni e le rilevazioni eseguite, le richieste fatte al contribuente o a chi lo rappresenta e le risposte ricevute. Il verbale deve esser sottoscritto dal contribuente o da chi lo rappresenta ovvero indicare il motivo della mancata sottoscrizione. Copia di esso deve essere consegnata al contribuente”.  Il legislatore ha inteso così precisare che il procedimento di riliquidazione massiva del tributo dovuto non può sostituire completamente l’attività di accertamento.

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