Focus

Legge 81/2017: le novità in materia fiscale per i lavoratori autonomi

Sommario

La tutela del lavoro autonomo e il restyling della disciplina fiscale dell’art. 54 TUIR | Gli artt. 8 e 9: le spese per prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande | Le spese di formazione | Le spese assicurative e spese per servizi di orientamento e certificazione delle competenze |

La tutela del lavoro autonomo e il restyling della disciplina fiscale dell’art. 54 TUIR

Il restyling operato dalla Legge n. 81/2017 interessa l’art. 54 del TUIR “Determinazione del reddito di lavoro autonomo” modificando, in particolare, il c. 5 con riferimento alla deducibilità delle spese relative a prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande, la deducibilità per le spese di formazione di aggiornamento professionale (ivi comprese quelle di vitto e alloggio), le spese assicurative e le spese di orientamento e certificazione delle competenze. L’evidente attenzione che il legislatore ha riposto su questi temi dimostra, almeno in prima battuta, l’inevitabile esigenza di semplificazione invocata dalla stessa disciplina contraddistinta, invero, da normative affastellate e, non di rado, contraddittorie e poco lineari. Le modifiche non si estendono alle spese di rappresentanza che rimangono invariate: deducibili nel limite dell’1% dei compensi percepiti nel periodo di imposta.

Gli artt. 8 e 9: le spese per prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande

Come si ricorderà, la vecchia formulazione del co. 5 precisava che

 

Le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande sono deducibili nella misura del 75 per cento, e, in ogni caso, per un importo complessivamente non superiore al 2 per cento dell'ammontare dei compensi percepiti nel periodo d'imposta. Le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista”.

 

Ora, a mente dell’art. 8, comma 1, della Legge n. 81/2017, in un’ottica di (apparente) semplificazione, il legislatore cancella la deducibilità di cui sopra per le spese relative a prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande, sostenute dall’esercente arte o professione per l’esecuzione di un determinato incarico professionale ed addebitate analiticamente al committente. In aggiunta, viene specificato, in un’ottica estensiva, che tutte le spese relative all'esecuzione di un incarico conferito e sostenute direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista. Naturalmente, i limiti di deducibilità permangono per tutte quelle spese che il lavoratore autonomo sostiene, ma che non addebita analiticamente in capo al committente.

 

Il co. 2 dell’art. 8 della Legge n. 81/2017, peraltro, specifica l’operatività temporale della disposizione, atteso che le novità si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2017. Per andare al concreto, dunque, potrebbero essere contemplate già nel modello Redditi 2017 in sede di determinazione degli acconti, nel caso di utilizzo del metodo previsionale.

 

La portata innovativa della citata disposizione è tanto più efficace, quanto più si volge lo sguardo al passato trattamento fiscale subito nel corso del tempo dalle tipologie di spese in questione. Più specificatamente, fino al 2014, attraverso una complicata procedura, si potevano superare i limiti di deducibilità in relazione alle spese sostenute direttamente dal cliente per conto del professionista e da questi indicate in parcella. Poi, con l’entrata in vigore, nell’esercizio 2015, del D.Lgs. n. 175/2014, le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate dal committente sono diventate dei costi deducibili in capo al committente che le ha sostenute e non più compensi in natura per il professionista. Successivamente, il D.L. n. 193/2016 con l’art. 7-quater, co. 5 ha equiparato alle spese di prestazione alberghiera, anche le spese di viaggio superando in tal modo l’interpretazione restrittiva fornita in argomento dalla Circolare n. 31/2014 dell’Agenzia delle Entrate. Per arrivare all’attuale art. 8 della Legge in commento con cui le maglie vengono ulteriormente fino a ricomprendere, come abbiamo visto prima, “tutte le spese relative all'esecuzione di un incarico conferito e sostenute direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista”.

Le spese di formazione

Anche per le spese in oggetto il legislatore sostituisce la deducibilità parziale con la deducibilità integrale entro un limite stabilito. In sostanza:

 

Prima:

le spese di partecipazione a convegni, congressi e simili o a corsi di aggiornamento professionale, incluse quelle di viaggio e soggiorno sono deducibili nella misura del 50 per cento del loro ammontare

 

 

 

 

 Adesso:

Sono integralmente deducibili,

entro il limite annuo di 10.000 euro, le spese per l'iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale nonché le spese di iscrizione a convegni e congressi, comprese quelle di viaggio e soggiorno.

 

Anche qui, come per le precedenti spese sopra analizzate, l’efficacia temporale, in forza del co. 2 dell’art. 8 della Legge n. 81/2017, decorrono dal periodo d’imposta 2017. Sul piano logico, la novella appare certamente condivisibile, nonché auspicata, non fosse altro per la “discrasia” che di fatto si creava tra la normativa fiscale che prevedeva la deducibilità al 50% delle spese di formazione e l’obbligo del professionista di curare in maniera, continua e constante, la propria formazione professionale. Come spesso accade, in questi casi, a fronte delle novelle introdotte, non tardano ad emergere anche i primi dubbi che si insinuano tra le pieghe delle novità. In primis va sottolineato che urge un intervento chiarificatore sulla disposizione in commento nel caso della formazione gratuita. Premesso che in ogni caso il professionista dovrà conservare la documentazione attestante l’evento formativo seguito, sembrerebbe plausibile, infatti, l’integrale deducibilità delle spese di vitto e soggiorno sostenute anche nel caso di eventi gratuiti. Un altro aspetto critico attiene alle associazioni tra professionisti, laddove il plafond di 10.000 euro deve essere (o dovrebbe essere?) riferibile a ciascun associato. 

Le spese assicurative e spese per servizi di orientamento e certificazione delle competenze

Sempre il co. 1, dell’art. 9, introduce un’altra soglia quando si prevede espressamente l’integrale deducibilitàentro appunto il limite annuo di 5.000 euro, delle spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenzeorientamentoricerca e sostegno all’autoimprenditorialità, mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle condizioni del mercato del lavoro, erogati dagli organismi accreditati. Se da una parte la disposizione si rivela apprezzabile nel suo obiettivo teso a rilanciare l’occupazione, è anche vero che il significato appare alquanto vago (“effettivamente esistenti”) laddove sarebbe stata preferibile una migliore specificazione terminologica delle formule usate.

 

Fonte: www.lavoropiu.info

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