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Regime forfettario ex l. n. 398/1991: incrementato il limite dei proventi commerciali da 250.000 a 400.000 euro

11 Gennaio 2017 | Legge di Bilancio 2017
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Sommario

Allargamento della platea | I soggetti interessati | Il calcolo del plafond di 400.000 euro |

Allargamento della platea

 

Con decorrenza dal periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2017, un numero più elevato di enti associativi potrà avvalersi del regime forfettario disciplinato dalla legge n. 398/1991. L’art. 1, comma 50 della legge di Bilancio del 2017 ha infatti elevato il limite di proventi commerciali che non deve essere superato al fine di fruire del beneficio in esame.

Anteriormente all’entrata in vigore della predetta novità la soglia massima di ricavi commerciali ammontava a 250.000 euro, ora elevata a 400.000 euro. Tale importo consentirà a numerose associazioni, anche di rilevanti dimensioni, di poter accedere al predetto regime contabile, di determinazione del reddito e dell’IVA secondo criteri forfettari.

 

La verifica del mancato superamento del predetto limite deve essere effettuata escludendo i proventi non commerciali (cfr Infra) con il conseguente effetto di estendere ulteriormente la portata della modifica normativa.

Sono poi ammesse al predetto regime forfettario anche le società sportive dilettantistiche costituite nella forma di società di capitali (srl, cooperative e SpA), a condizione, però, di osservare il nuovo limite di proventi.

 

I soggetti interessati

 

La legge di Bilancio prevede che il nuovo limite di 400.000 euro sia applicabile “A decorrere dal periodo di imposta in corso alla data del 1° gennaio 2017, …”.

La Circolare ministeriale n. 1 dell’11 febbraio 1992 ha precisato “che, stante la particolarità della disciplina introdotta dalla legge 398 per i soggetti ivi indicati, ai fini dell’individuazione dei proventi in argomento deve aversi riguardo al criterio di cassa”.

 

Una questione controversa riguarda il caso in cui l’associazione abbia emesso nel corso del periodo d’imposta fatture per prestazioni pubblicitarie o di sponsorizzazione. Non è chiaro se i predetti proventi, anche se non incassati, debbano essere considerati al fine di verificare il mancato superamento del limite pari, ora, a 400.000 euro.

A tal proposito recentemente l'Agenzia delle Entrate, con risposta del 28 gennaio 2016 resa a titolo di assistenza al contribuente (Circolare 42/E del 05/08/2011), ha precisato che “per determinare il limite di ricavi di 250.000 Euro deve essere applicato il criterio di cassa, computando però anche gli introiti fatturati ma non ancora incassati”. La recente Legge di Bilancio avrebbe potuto modificare la norma in modo tale da chiarire questo dubbio, ma si è limitata ad incrementare la soglia per accedere al predetto regime forfettario.

 

Per il primo periodo di imposta, la Risoluzione n. 63/E del 16/5/2006, ha precisato che il limite di importo cui fare riferimento per il mantenimento del regime agevolato deve essere rapportato al periodo intercorrente tra la data di costituzione e la fine dell’esercizio, proporzionato ai giorni. 

Il calcolo del plafond di 400.000 euro

 

Nel limite dei 400.000 euro devono essere computati:

  • i ricavi e proventi ex art. 85 del T.U.I.R., conseguiti nell’ambito dell’attività commerciale;
  • le sopravvenienze attive ex art. 88 del T.U.I.R. relative all’attività commerciale.

 

Restano esclusi, invece, i proventi delle prestazioni c.d. decommercializzate (art. 148, comma 8 del T.U.I.R.) e le entrate istituzionali quali, ad esempio, le quote associative.

Sono parimenti escluse al fine di verificare il mancato superamento del limite di 400.000 euro le indennità/premi di preparazione di cui all’art. 6 della legge n. 91/1981; le plusvalenze realizzate con le cessioni di beni patrimoniali o strumentali o quelle derivanti dalla cessione dei diritti alle prestazioni degli atleti.

Non rileva neppure la quota di IVA trattenuta/incassata a seguito dell’applicazione della detrazione forfettaria parti al 50 per cento dei proventi commerciali.

 

Invece le società di capitali sportivo/dilettantistiche devono verificare l’ammontare dei proventi commerciali sulla base di criteri parzialmente diversi. Per queste società di capitali trova applicazione il principio di “attrazione” previsto dal T.U.I.R.. Ogni provento si considera conseguito nell’ambito dell’attività commerciale non essendo possibile distinguere, per i proventi societari, entrate di tipo istituzionale. Ad esempio le eventualità liberalità hanno natura di sopravvenienze attive “commerciali” e per tale ragione incidono sul computo del plafond di 400.000 euro.

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