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Studi di settore e IVA: promozione “sotto condizione” da parte della Corte di Giustizia. Riflessioni

05 Dicembre 2018 | ,

CGUE, 21 novembre 2018, causa C-648/16

Accertamento da studi di settore

Sommario

La fattispecie in controversia | La decisione della Corte e il percorso argomentativo | Le considerazioni sul tema sollevate dall’Associazione italiana dottori commercialisti sul valore degli studi di settore (per brevità SDS) |

 

Secondo la Corte di Giustizia non contrasta con la Direttiva IVA, né con i principi di neutralità e di proporzionalità, l'accertamento induttivo basato sugli indicatori presuntivi di ricavi e compensi, che l’Amministrazione finanziaria può porre in essere per accertare l’effettivo volume d’affari, nel caso in cui riscontri gravi divergenze tra i redditi dichiarati e quelli stimati. Tuttavia, per i giudici, permane una condizione immanente, ovverosia che venga riconosciuta al contribuente la possibilità, nel rispetto dei principi di neutralità fiscale, di proporzionalità e del diritto di difesa, di contrastare i risultati di tale metodo e, da ultimo, ma non per importanza, di esercitare il proprio diritto alla detrazione dell’Imposta. Queste, in sintesi, le conclusioni della Corte di giustizia UE nella sentenza del 21 novembre 2018, relativa alla causa C-648/16, nel contesto di una controversia vertente tra una professionista e l’Agenzia delle Entrate.

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