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Accertamento IVA, nullo se spiccato ante tempus

La Sezione Tributaria Civile della Cassazione torna sul tema dell’accertamento spiccato prima del termine dei sessanta giorni dal rilascio del verbale. La Corte romana, con la sentenza del 10 maggio 2019, n. 12451, ha sottolineato la nullità di tale atto, evidenziando come in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, lo Statuto del Contribuente (art. 12 c. 7, L. 212/2000) specifichi che, nel caso di ispezione, accesso o verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività, viene sanzionato con la nullità dell’atto impositivo emesso ante tempus l’inosservanza del termine dilatorio concesso a favore del contribuente.

 

Nel caso esaminato dalla Corte Suprema, era stato effettuato un accesso presso i locali di un’impresa e l’Ufficio aveva notificato un avviso di accertamento, con recupero a tassazione di somme a titolo IVA. Tale accertamento era stato emesso prima che spirasse il termine di 60 giorni previsto dallo Statuto del Contribuente. La società aveva quindi impugnato l’atto impositivo. Hanno confermato i giudici di legittimità che, qualora sussista – come nel caso in esame – una normativa specifica che disciplini il contraddittorio endoprocedimentale, essa si applica a tutti i tributi. «In caso di accesso è stata, segnatamente, già operata una valutazione ex ante in merito al rispetto del contraddittorio attraverso la previsione di nullità dell’atto impositivo. Tale disciplina nazionale già a monte assorbe la c.d. prova di resistenza, che rimane circoscritta al caso di assenza di una specifica previsione legislativa nazionale di nullità per violazione del contraddittorio. Dunque, solo in siffatta distinta situazione, il giudice potrebbe legittimamente operare una valutazione ex post, volta per volta, sull’intervenuto rispetto o meno del contraddittorio. Laddove, viceversa, sia avvenuto un accesso degli accertatori presso i locali dell’impresa, trova sicura applicazione generale e senza distinzione tra i tributi armonizzati e non l’obbligo di contraddittorio».

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