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Accertamento nei confronti dell’azienda non è definitivo, ma è legittimo quello nei confronti del socio

L’accertamento IRPEF a carico del socio è legittimo, anche se l’atto nei confronti dell’azienda non è ancora definitivo. Lo conferma la Corte di Cassazione, con l’ordinanza depositata il 12 settembre n. 21157. I Giudici di Piazza Cavour hanno accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate.

 

In sostanza, nel giudizio di appello i giudici della CTR avevano asserito che «la presunzione di attribuzione pro quota degli utili avrebbe potuto sorgere solo ove l’accertamento nei confronti della società fosse divenuto definitivo, mentre, nel caso di specie, essendo mancata la notificazione dell’avviso di accertamento anche all’amministratore, l’accertamento stesso non avrebbe potuto diversi definitivo».

 

Nel caso in esame, l’impresa era successivamente fallita. Secondo la difesa, l’atto impositivo era stato notificato non all’amministratore, ma al solo curatore. I giudici del Palazzaccio hanno affermato che: «è pur vero che l’avviso di accertamento, concernente crediti fiscali i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente, deve essere notificato non solo al curatore, ma anche al fallito, il quale conserva la qualità di soggetto passivo del rapporto tributario, pur essendo condizionata la sua impugnazione all’inerzia della curatela, sicché, in caso contrario, la pretesa tributaria è inefficace nei suoi confronti e l’atto impositivo non diventa definitivo, tenuto conto che, peraltro, costui non è parte necessaria del giudizio d’impugnazione instaurato dal curatore». La Sesta Sezione Civile ha quindi cassato la sentenza impugnata, con rinvio alla CTR in altra composizione.

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