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Accertamento senza studi di settore privo di contraddittorio con il contribuente

Niente contraddittorio per l’accertamento non fondato sugli studi di settore. È l’esito della valutazione della Corte di Cassazione con l’ordinanza del 6 giugno 2019, n. 15344, con la quale i giudici della Suprema Corte hanno respinto il ricorso di un piccolo imprenditore che lamentava la validità dell’avviso di accertamento, ritenendolo fondato sugli studi di settore.

 

La Corte ha colto l’occasione per fare il punto sui sistemi di accertamento. Con il sistema analitico-induttivo – ha spiegato Piazza Cavour – la determinazione del reddito è effettuata nell’ambito delle stesse risultanze della contabilità, ma con una ricostruzione induttiva solo di singoli elementi, dei quali risulta provata aliunde (cioè mediante elementi inferenziali esterni alla contabilità) la mancanza o l’inesattezza. Tale metodo presuppone, diversamente da quello induttivo “puro”, che la documentazione contabile sia nel complesso attendibile. Pertanto, in tema di rettifica dei redditi di impresa mediante accertamento analitico induttivo, la ricostruzione fondata sulle presunzioni semplici non ha ad oggetto il reddito nella sua totalità, ma singoli elementi attivi e passivi.

 

Invece, l’accertamento basato sugli studi di settore ha carattere presuntivo e consente all’amministrazione una ricostruzione complessiva in presenza di gravi incongruenze tra quanto dichiarato dal contribuente e quanto avrebbe dovuto essere dichiarato in rapporto alle condizioni ed alle caratteristiche dell’attività svolta.

 

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