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Al via gli aiuti dei «Contratti di sviluppo agroindustriali»

Al fine di rafforzare la struttura produttiva agroindustriale e assicurare una produzione alimentare redditizia, il Decreto 2 agosto 2017, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, istituisce il regime di aiuti dei «Contratti di sviluppo agroindustriali». Si tratta di agevolazioni concesse, a favore di imprese di qualsiasi dimensione, per la realizzazione di progetti di investimento nel settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, rientranti nelle seguenti tipologie:    

  1. creazione di una nuova unità produttiva;    
  2. ampliamento della capacità di un’unità produttiva esistente;    
  3. riconversione di un’unità produttiva esistente, intesa quale diversificazione della produzione per ottenere prodotti che non rientrano nella stessa classe (codice numerico a quattro cifre) della classificazione delle attività economiche ATECO  2007 dei prodotti fabbricati in precedenza;    
  4. ristrutturazione di  un’unità  produttiva  esistente,  intesa quale cambiamento  fondamentale  del  processo  produttivo  esistente attuato attraverso l'introduzione di un nuovo processo  produttivo  l’apporto  di  un  notevole  miglioramento  al  processo   produttivo esistente, in grado di  aumentare  il  livello  di  efficienza  o  di flessibilità' nello svolgimento dell’attività economica oggetto  del programma di investimento, valutabile in  termini  di  riduzione  dei costi, aumento del livello qualitativo dei prodotti e/o dei processi, riduzione dell'impatto ambientale e miglioramento delle condizioni di sicurezza sul lavoro.  

 

Le agevolazioni consistono in finanziamenti agevolati e/o contributi in conto impianti e possono essere concesse nel rispetto delle seguenti condizioni:    

  1. gli aiuti non devono contravvenire ai divieti o   alle restrizioni stabiliti dalla normativa comunitaria;
  2. nel caso di imprese di grandi dimensioni, gli aiuti non possono superare l’importo del sovra costo netto di attuazione dell’investimento nella regione interessata rispetto allo scenario controfattuale in assenza di aiuto e, in ogni caso, non devono essere superiori   al   minimo   necessario   per   rendere   il    progetto sufficientemente redditizio. 

I progetti devono   essere   avviati   successivamente   alla presentazione della domanda di agevolazioni ovvero successivamente alla decisione della Commissione europea sull’aiuto ad hoc.

 

I beni agevolati devono essere mantenuti nell’unità produttiva oggetto del progetto di investimento agevolato per almeno cinque anni, ovvero tre anni nel caso di PMI, dalla data di ultimazione del progetto stesso.

 

I soggetti beneficiari delle agevolazioni sono obbligati ad apportare un contributo finanziario, attraverso risorse proprie ovvero mediante finanziamento esterno, in una forma priva   di qualsiasi tipo di sostegno pubblico, pari almeno al 25% del totale delle spese ammissibili.  

 

Le spese ammissibili debbono riferirsi all’acquisto e alla costruzione di immobilizzazioni nella misura necessaria alle finalità del progetto oggetto della richiesta di agevolazioni. 

 

La nuova disciplina si applica fino al 31 dicembre 2020 (fatte salve eventuali proroghe autorizzate dalla Commissione europea) ed anche alle domande di agevolazioni presentate prima del 12 ottobre 2017 (data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del relativo Decreto).

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