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Ammessa al pro-rata anche la società che non ha ancora avviato l’attività economica

La casa di cura destinata a svolgere attività promiscue, sia imponibili che esenti, può accedere al regime del pro-rata sin da subito, senza necessariamente aver avviato l’effettivo esercizio dell’attività economica: la detraibilità dell’IVA versata in rivalsa dev’essere riconosciuta già in relazione ai lavori di costruzione dell’immobile da destinare a casa di cura, anche se non sono state ancora poste in essere operazioni esenti, né è stata stipulata alcuna convenzione con il Servizio Sanitario pubblico.

Così afferma la Cassazione, nella sentenza del 28 gennaio scorso, n. 1578, riconoscendo definitivamente il diritto della società contribuente al rimborso del credito IVA vantato e annullando la decisione di merito che, erroneamente, lo negava.

La CTR, infatti, a fronte dell’assenza di operazioni esenti nel periodo d’imposta, negava il diritto alla detrazione/rimborso dell’IVA in eccedenza, commettendo, di fatto, una violazione dell’art. 19, D.P.R. n. 633/72, dovendosi considerare ammesse alla nozione di strumentalità anche le “attività meramente preparatorie che per definizione vengono poste in essere in una fase in cui non vi è ancora produzione di ricavi”.

Sulla scorta di tali ragioni, la Corte ha deciso la controversia nel merito, precisando che, anche a ritenere in astratta ipotesi che l’immobile costruito, in mancanza della convenzione con il S.S.N., non sia funzionale all’esercizio di attività “esente”, la società avrebbe comunque titolo “a richiedere il rimborso dell’intero credito d’imposta. Come chiarito dai Supremi Giudici, in tale ultima ipotesi, l’accertata destinazione del bene all’esercizio di attività sanitaria non promiscua ma esclusivamente imponibile “darebbe luogo a detrazione piena” (ex art. 19, comma 1, D.P.R. n. 633/72) “e non alla minore detrazione pro rata (successivo comma 5 dell'art.19).     

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