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Buoni pasto, per l’esonero dalla ritenuta servono specifici requisiti

Esonero dalla ritenuta sui buoni pasto? Non è un automatismo: tutto dipende dal tipo di attività svolta. È quanto affermato dalla Cassazione, mediante la sentenza del 30 gennaio 2018, n. 2241.

 

Esaminando il ricorso depositato dall’Agenzia delle Entrate, i Giudici del Palazzaccio hanno concordato con la ricorrente circa l’insufficienza di motivazione della sentenza d'appello.

 

Secondo il Giudice del merito, tanto i buoni pasto (qualificati come servizio mensa), tanto l’indennità per concorso pasto (collocata tra le spese di trasferta) erano esenti da contribuzione e non costituivano reddito fino al limite di 5,29 euro giornalieri.

 

Per la Cassazione, però, la motivazione dei Giudici della CTR era insufficiente. Secondo i Giudici di legittimità, ai buoni pasto ed alle indennità di concorso pasto può attribuirsi la natura che si ritiene più corretta, «ancorché mutuando dalle soluzioni interpretative offerte dalla giurisprudenza lavoristica che, pur nella congerie delle diverse categorie lavorative e delle diverse regolamentazioni contenute nelle contrattazioni collettive, ne ha frequentemente riconosciuto anche natura di agevolazione di carattere assistenziale, sebbene vincolandone la fruizione alla sussistenza di specifici presupposti». Ai fini fiscali, comunque, il parziale esonero dal concorso alla formazione del reddito necessita di specifici requisiti: «in rapporto a tali finalità l’ampio significato che può attribuirsi al sintagma “prestazioni e indennità sostitutive corrisposte” è indifferente alle qualificazioni giuridiche elaborate nell’alveo della disciplina lavoristica».

 

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