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Cessione immobiliare dissimulata, condannati gli amministratori della società

La cessione della quota di partecipazione da parte della società, dissimulando una cessione immobiliare e determinando una plusvalenza, non può essere ascritta nell’abuso del diritto o nell’elusione fiscale; gli amministratori della società, quindi, sono puniti a livello penale. È l’esito della sentenza del 20 febbraio 2018 n. 8047 della Corte di Cassazione, con la quale i Giudici del Palazzaccio hanno confermato il giudizio fornito dalla Corte di Appello, ribadendo la condanna per dichiarazione infedele (ex art. 4, D.Lgs. n. 74/2000).

 

I ricorsi dei due amministratori accusati di dichiarazione infedele sono stati respinti; gli uomini avevano infatti omesso di indicare alcune operazioni rilevanti a fini IRES; in Appello, le loro ragioni sono state respinte, in quanto i giudici avevano osservato che la cessione di una quota di partecipazione in una S.a.s. dissimulava in realtà una cessione immobiliare, determinando una plusvalenza per l’azienda.

 

Si legge infatti nella chiosa dalla sentenza depositata lo scorso 20 febbraio che la cessione da parte della società amministrata dagli indagati di una quota nella S.a.s. per un importo di due milioni e 750mila euro «dissimulava una cessione immobiliare, tale comunque da determinare una plusvalenza per la società», costituente elemento positivo del reddito. «Proprio tale comportamento, dunque, escluderebbe la possibile inquadrabilità dell’operazione nella nozione di abuso del diritto – elusione fiscale privo di rilevanza penale».

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