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Commercialisti e Corte di Giustizia UE, le proposte sono concordi

Il profilo critico oggetto di approfondimento è la dichiarata non falcidiabilità non solo delle risorse proprie “tradizionali” dell’UE – si pensi ai diritti agricoli e ai tributi doganali – ma anche dell’IVA nonché delle ritenute operate e non versate (in questo ultimo caso, osserva il Documento del 31 gennaio 2016, “il divieto di falcidia risulta del tutto privo di giustificazione a livello comunitario non essendovi al riguardo alcun vincolo di matrice sovranazionale”).

In tema di sistema di finanziamento della quota IVA comunitaria, l’impossibilità di procedere ad una falcidia prescinde totalmente dalla qualifica dell’imposta come “risorsa propria” dell’Unione, risultando invece correlata esclusivamente all’attuale meccanismo di riscossione, il quale collega la quota parte da destinare alla finanza dell’Unione all’imposta complessiva riscossa sul territorio nazionale.

 

 

L’intenzione del CNDCEC di qualificare l’art. 182-ter L.F. come norma speciale, non generalizzata, da leggersi all’interno del quadro della soluzione concorsuale alla crisi di impresa senza alcun rischio di distorsione della concorrenza, ha riscontrato conferma nelle conclusioni presentate, il 14 gennaio 2016, dall’Avvocato generale della Corte di Giustizia UE nella causa C-546/14 - Degano Trasporti S.a.s. di Ferruccio Degano & C. in liquidazione [Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Udine].

L’Avvocato generale, ritenuta manifestamente ricevibile la domanda di pronuncia pregiudiziale, dopo aver ricordato che il diritto dell’Unione impone agli Stati membri di adottare tutte le misure (legislative ed amministrative) idonee a garantire l’effettiva riscossione delle risorse proprie dell’UE, conclude affermando che il sistema comune dell’IVA non impone agli stessi Stati membri di accordare ai crediti IVA un trattamento preferenziale rispetto alle altre categorie di crediti.

Al sistema comune dell’IVA, si legge nelle conclusioni dell'Avvocato, non ostano norme nazionali (come gli artt. 160182-ter L.F.) che consentono ad uno Stato membro di accettare un pagamento parziale del debito IVA da parte di un imprenditore in difficoltà finanziaria, nel corso di un concordato preventivo basato sulla liquidazione del suo patrimonio, a condizione che un esperto indipendente concluda che non si otterrebbe un pagamento maggiore di tale credito in caso di fallimento e che il concordato sia omologato dal giudice.

 

 

Il documento della Fondazione riassume infine le posizioni del CNDCEC in ordine alle modifiche all’art. 182-ter L.F.:

a) abrogazione del decreto ministeriale che prevede preclusioni alla falcidia dei contributi previdenziali ed assistenziali;

b) prevedere la falcidia delle ritenute operate e non versate, per un ammontare non inferiore allo 0,20% della retribuzione imponibile, elevato allo 0,40% nel caso di debiti per contributi su retribuzioni di dirigenti di aziende industriali (ratio volta alla tutela dei lavoratori);

c) in tema di IVA, garantire il versamento integrale della quota parte destinata al finanziamento dell’UE (lo 0,3%, ossia l’aliquota media ponderata oggi in vigore), consentendo la falcidia del residuo credito;

d) estendere l’obbligo di depositare la domanda di transazione fiscale anche agli uffici fiscali presso gli enti locali (comuni, province e regioni), con allargamento della falcidia a tutti i tributi;

e) attribuire all’espressione “consolidamento del debito tributario” il significato di cristallizzazione della pretesa erariale e locale alle annualità oggetto della transazione, come quantificata dall’Agenzia delle entrate, dall’Agente della riscossione o dagli enti locali;

f) prevedere il c.d. “silenzio-assenso” laddove l’Amministrazione finanziaria o gli Enti Locali, entro 60 giorni dalla proposta di transazione, non esplicitino la risposta.

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