News

Comuni, stop all’aumento e all’istituzione di tributi

Stop all’aumento dei tributi a 360 gradi. Tranne le eccezioni tipizzate nella norma, i Comuni non potranno toccare e ritoccare i tributi esistenti, istituirne di nuovi, restringere l’ambito applicativo di norme di favore, eliminare agevolazione esistenti né variare l’ambito oggettivo di applicazione dell’addizionale comunale all’IRPEF attraverso la riduzione o l’eliminazione della soglia di esenzione. Per tutto il 2016.

 

Il chiarimento arriva dal Dipartimento delle Finanze che, tramite la Risoluzione n. 2/DF pubblicata ieri, ha chiarito la portata della previsione contenuta al comma 26, art. 1 della Stabilità 2016, ai sensi della quale “Al fine di contenere il livello complessivo della pressione tributaria, in coerenza con gli equilibri generali di finanza pubblica, per l'anno 2016 è sospesa l'efficacia delle leggi regionali e delle deliberazioni degli enti locali nella parte in cui prevedono aumenti dei tributi e delle addizionali attribuiti alle regioni e agli enti locali con legge dello Stato rispetto ai livelli di aliquote o tariffe applicabili per l'anno 2015. [… ] La sospensione di cui al primo periodo non si applica alla tassa sui rifiuti (TARI) [… ] né per gli enti locali che deliberano il predissesto”. Ecco in sintesi le precisazioni fornite dalle Finanze.

 

Eccezioni

Le deroghe alla sospensione sono quelle previste dalla norma stessa, in relazione alla TARI e agli enti in predissesto, e dal successivo comma 28 in base al quale “per l'anno 2016, limitatamente agli immobili non esentati ai sensi dei commi da 10 a 26 del presente articolo, i Comuni possono mantenere con espressa deliberazione del consiglio comunale la maggiorazione della TASI di cui al comma 677 dell'art. 1 della Legge 27 dicembre 2013, n. 147, nella stessa misura applicata per l'anno 2015”. Come chiarito dalle Finanze, sono inoltre escluse le tariffe di natura patrimoniale come ad esempio quelle relative alla tariffa puntuale, sostitutiva della TARI, di cui al comma 667 dell’art. 1,  L. n. 147/ 2013 e il canone alternativo alla tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (TOSAP) vale a dire il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP). Non è, invece, escluso dalla sospensione il canone per l'autorizzazione all'installazione dei mezzi pubblicitari (CIMP), seppure alternativo all'imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni (ICP DPA), avendo natura tributaria.

 

 

Imposta di soggiorno

Come chiarito, all’interno della sospensione deve essere collocata anche la scelta dell’Ente di introdurre nuovi tributi. Tra questi rientra anche l’imposta di soggiorno, esplicitamente messa al bando dalla Corte dei Conti che, nel Parere n. 35/2016, riferendosi alla sospensione contenuta nella Stabilità parla di “un congelamento generalizzato dei tributi degli enti territoriali rispetto alle aliquote in vigore nel 2015”. Secondo la Corte, la norma in esame deve essere necessariamente letta in via estensiva, ritenendo il blocco applicabile a tutte le forme di variazione in aumento dei tributi a livello locale, sia che le stesse si configurino come incremento di aliquote di tributi già esistenti nel 2015, sia che consistano nell’istituzione di nuove fonti impositive.  

 

 

TASI

Altro aspetto preso in analisi dalle Finanze è quello relativo alla cosiddetta maggiorazione TASI, la quale era destinata a venir meno a decorrere dal 2016 e in ordine alla quale la Stabilità 2016 ha, invece, attribuito ai Comuni il potere di mantenerla attraverso un’espressa deliberazione nella stessa misura applicata per l'anno 2015 e limitatamente agli immobili non esentati. Come spiegato nella Risoluzione “se il Comune, ad esempio, aveva deliberato la maggiorazione in questione solo per gli immobili destinati ad abitazione principale, tale maggiorazione non potrà essere ovviamente mantenuta per tale fattispecie, essendo tali immobili divenuti esenti anche ai fini TASI, né è possibile in alcun modo recuperare tale maggiorazione attraverso l’applicazione della stessa su altre fattispecie”.

 

 

Contributo da sbarco

Lo stop all’aumento e all’istituzione dei tributi interessa anche il tributo di cui all’art. 4, comma 3-bis del D.Lgs. 23/2011 che ha mutato la denominazione da “imposta di sbarco” a “contributo di sbarco” per effetto dell’art. 33, comma 1, L. 221/2015, e il nuovo contributo che la stessa norma ha introdotto in relazione all'accesso a zone disciplinate nella loro fruizione per motivi ambientali, in prossimità di fenomeni attivi di origine vulcanica.

Leggi dopo