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Concordato preventivo, i creditori possono emettere note di variazione IVA

Nell’ambito del concordato preventivo in continuità, i creditori chirografari, dal momento in cui viene portato a compimento il piano di riparto, possono emettere la nota di variazione in diminuzione, fermo restando il diritto ad esercitare la detrazione entro il termine previsto dall’art. 19, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972. È questo uno dei chiarimenti resi dall’Agenzia delle Entrate con la Risposta n. 113 pubblicata ieri.

 

Il caso affrontato dall’Amministrazione finanziaria riguarda alcuni creditori insoddisfatti che, per effetto del concordato, sono intenzionati a emettere note di variazione, per recuperare l’IVA relativa alla parte di credito “falcidiata”. Sul punto l’Agenzia precisa che, in virtù delle modifiche recate all’art. 19, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972 dall’art. 2, comma 1, D.L. n. 50/2017, “laddove il dies a quo per l’emissione delle note di variazione sia antecedente il 1° gennaio 2017, il diritto alla detrazione può essere esercitato “con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto”; a decorrere invece dal 1° gennaio 2017, la detrazione può essere esercitata al più tardi “con la dichiarazione relativa all'anno in cui il diritto alla detrazione è sorto” .  La nota di variazione emessa decorsi tali termini, non legittima l’emittente alla detrazione e non obbliga alla registrazione chi la riceve. Non ha, invece, alcuna rilevanza ai fini del diritto alla detrazione la data di ricezione della nota di variazione. Se emessa nei termini, si pone, infine, il quesito se ricada sul debitore concordatario l'obbligo di versare l'IVA relativa. Per l’Agenzia la risposta, vista la normativa europea e nazionale, nonché la giurisprudenza della Corte UE, è negativa. “La normativa nazionale (art. 26, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972) - si legge nella Risposta - qualifica le procedure concorsuali come causa del “mancato pagamento in tutto o in parte del prezzo convenuto”, cui consegue il diritto del debitore al mantenimento della detrazione dell’IVA conseguente all’operazione originaria”.

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