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Condanna per il commercialista che organizza la frode e passa il contatto di un fornitore di prestanome

Per il commercialista che mette in contatto l’imprenditore da lui seguito con un fornitore di prestanome e che suggerisce tutta una serie di escamotage per aggirare il Fisco, scatta la condanna per reati in materia tributaria. Come nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 6 novembre 2018 n. 50005, con la quale i giudici del Palazzaccio hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati, coinvolti in un’associazione a delinquere. Uno dei due era un commercialista, deus ex machina delle attività illecite, per il quale sono state riconosciute le imputazioni di concorso in indebita compensazione con crediti inesistenti o non spettanti e omessa dichiarazione.

 

In pratica: l’imputato teneva le scritture contabili della società e aveva suggerito al legale rappresentante di trasferire la sede legale presso un’altra città per vantaggi fiscali; aveva inoltre fornito il numero telefonico di un soggetto fornitore di prestanome. La vicenda orchestrata era caratterizzata «dalla preordinata utilizzazione di strutture societarie a fini illeciti, con emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento e distruzione di strutture contabili, indebite compensazioni, omesse dichiarazioni, il tutto attraverso un meccanismo consolidato, modalità ripetute più volte perché ritenute efficaci, soggetti stabilmente impiegati nei medesimi ruoli. A muover dal ricorrente che […] è risultato uno dei maggiori artefici di questa complessa attività illecita, costantemente attivo nel favorire in modo indebito le società da lui “seguite” in qualità di commercialista, stabilmente dedito ad azioni illecite in frode alla normativa tributaria». Rigettato il ricorso, per l’uomo restano le condanne di Appello.

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