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Conferimento di ramo d’azienda, neutralità se rispettate le condizioni normative

Come si configura il conferimento, da parte di una società non residente, di un ramo d'azienda appartenente a una sua stabile organizzazione in Italia a favore di una società residente? Come “conferimento d’attivo”. In tal modo, è possibile applicare il regime di neutralità fiscale in merito agli elementi patrimoniali della stabile organizzazione effettivamente confluiti nella società conferitaria; ciò, tuttavia, purché siano rispettate le condizioni della disciplina interna, tra cui che la partecipazione nella conferitaria venga contabilizzata da parte della stabile organizzazione conferente, da cui proviene l’attivo oggetto del conferimento. È questo il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate, pubblicato con la Risoluzione 63/E di ieri.

 

L’Agenzia ha osservato che «un conferimento d'attivo, quand'anche avvenga "sotto forma" di una stabile organizzazione (o di una parte della stessa qualificabile come azienda o ramo d'azienda) situata nello stesso Stato membro cui appartiene la società conferitaria, si concreta pur sempre in un trasferimento di attivo da una società di uno Stato membro a una società di un altro Stato membro e perciò stesso coperto dalle disposizioni comunitarie».

 

La legge italiana dispone che, «analogamente a quanto stabilito per i conferimenti d'azienda con rilevanza meramente interna, la conferente: (i) iscriva le partecipazioni ricevute nel proprio "bilancio"; e (ii) assuma, quale loro valore fiscalmente riconosciuto, quello dell'azienda o del ramo d'azienda oggetto del conferimento». Conseguentemente, i beni che compongono il ramo d'azienda conferito vengono naturalmente "sostituiti" con la partecipazione rinveniente dal conferimento stesso.

 

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