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Contratto di fit out, nuovi chiarimenti dalle Entrate

È un incentivo e non un ristoro il contributo economico riconosciuto dalla società locatrice al locatore che si fa carico della ristrutturazione dell’immobile locato. Ne consegue, la possibilità di ripartire la somma ricevuta pro rata temporis per l’intera durata del contratto di locazione a diretta riduzione del canone pattuito. Sono questi, in estrema sintesi, i chiarimenti resi dall’Agenzia delle Entrate con la Risposta n. 100 pubblicata ieri.

 

Il caso. L’istante è un’impresa che ha stipulato una locazione con una società immobiliare, ricevendo da quest’ultima un contributo per la realizzazione di alcuni interventi (lavori Fit out) previa presentazione delle fatture attestanti l’avvenuta esecuzione dei lavori (fatture che sono state emesse nel corso del 2017 e in parte nel 2018). In sede di redazione del bilancio chiuso al 31 dicembre 2017, l’istante ha ripartito il contributo in quote costanti lungo la durata del contratto di locazione per un periodo complessivo di 111 mesi totali e lo ha esposto a riduzione del canone di locazione. Con l’interpello presentato, l’istante chiede alle Entrate se sia corretto far concorrere il contributo alla formazione della base imponibile IRES e IRAP pro-rata temporis così come imputato in bilancio, in coerenza con il principio di derivazione rafforzata recato dall’articolo 83 del TUIR e secondo le disposizioni contenute nel D.Lgs. n. 446/1997, ai fini dell’IRAP.

 

La risposta delle Entrate. “In virtù del principio di derivazione rafforzata che, a partire dal 2016, si applica al bilancio ITA GAAP - scrivono dalle Entrate nella Risposta - si ritiene che la qualificazione e l’imputazione temporale adottate in relazione al componente di reddito in esame possano trovare riconoscimento fiscale. Ad analoghe conclusioni si perviene con riferimento all’IRAP, stante il principio di presa diretta dal bilancio che informa il tributo regionale”.

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