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Costi fittizi in bilancio, condanna per l’imprenditore

 

Condanna per l’imprenditore che nel bilancio inserisce fatture per opere edilizie mai realizzate (Cass. 14 giugno 2019, n. 26287). 

 

Il reato è perfezionato con la presentazione della dichiarazione annuale IVA: l’imprenditore era infatti consapevole dell’impossibilità della realizzazione delle opere, nel caso di specie lavori di ristrutturazione della sede societaria. La scelta legislativa, si legge in sentenza, conforme ai principi ispiratori della riforma del sistema tributario, di eliminare la rilevanza di situazioni di pericolo prodromiche rispetto all’evasione di imposta, rende del tutto ininfluente sul piano penale la pregressa registrazione delle fatture nella contabilità della società destinataria delle relative prestazioni: poiché è pacifico che a quella data le prestazioni fatturate non erano né sarebbero mai venute ad esistenza, ciò è sufficiente a connotare le operazioni come soggettivamente inesistenti, conseguendone l’illiceità dell’annotazione delle relative fatture nel modello Unico 2010. In merito all’elemento soggettivo, i giudici di legittimità hanno affermato che è costituito dal dolo specifico, finalizzato alla volontà di conseguire una evasione di imposta.

 

Dichiarato inammissibile il ricorso, la Corte ha condannato l’imputato al pagamento delle spese di lite.

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