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Costi non documentati fuori dal calcolo della soglia di punibilità a fini IVA

 

I costi non documentati non rientrano nel calcolo della soglia di punibilità per l’evasione IVA. Lo sostiene la Corte di Cassazione con la sentenza del 13 giugno 2019, n. 26196, con la quale i giudici di legittimità hanno respinto il ricorso di un imprenditore, rendendo definitiva la condanna nei suoi confronti già comminata in sede di Appello, ad otto mesi di reclusione. L’imputato, in qualità di legale rappresentante di una s.r.l., al fine di evadere le imposte aveva omesso di presentare la dichiarazione fiscale a fini IVA ed IRAP per l’anno 2011, pur risultando accertati maggiori ricavi, con evasione d’IVA pari a 245mila euro. Nel caso sottoposto all’attenzione dei giudici di legittimità, la soglia di punibilità era stata calcolata con riguardo agli studi di settore.

 

Secondo la III Sezione Penale della Corte, ai fini della configurabilità dei reati in materia di IVA, la determinazione della base imponibile e della relativa imposta evasa deve avvenire solo sulla base dei costi effettivamente documentati, non rilevando l’eventuale sussistenza di costi non documentati. Osservano i Giudici che l’IVA è infatti collocata all’interno di un sistema chiuso di rilevanza sovra-nazionale, che prevede la tracciabilità di tutte le fatture, attive e passive, emesse nei traffici commerciali, a nulla rilevando l’eventuale sussistenza di costi effettivi non registrati, i quali, invece, possono essere considerati con riferimento alle imposte dirette, non vincolate al rispetto di stringenti oneri documentali.

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