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Distribuzione parziale della riserva in sospensione d'imposta

09 Agosto 2019 | Rivalutazione beni d'impresa

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito il trattamento fiscale da applicare ai soci che, titolari di partecipazioni qualificate, hanno percepito, nel corso del periodo d’imposta 2018, somme derivanti dalla distribuzione parziale della riserva di rivalutazione iscritta in bilancio dopo la rivalutazione degli immobili d'impresa (Risp. AE 8 agosto 2019 n. 332).

 

L’Agenzia ha risposto ad un interpello. L’istante era una società che aveva rivalutato un immobile strumentale, pagando la relativa imposta sostitutiva per il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio, ma non si era avvalsa della facoltà di affrancare il saldo attivo di rivalutazione.

 

Ha osservato l’Agenzia che il regime fiscale applicabile ai soci al momento della percezione del dividendo dipende, innanzitutto, dall’individuazione del periodo di formazione dell’utile che costituisce la riserva di rivalutazione oggetto di distribuzione.

 

Il saldo attivo risultante dalle rivalutazioni eseguite in bilancio deve essere imputato al capitale o accantonato in una speciale riserva. Il saldo attivo di rivalutazione è costituito dall’importo iscritto in bilancio in contropartita dei maggiori valori attribuiti ai beni rivalutati. Nell’ipotesi in cui il contribuente iscriva in bilancio il maggior valore sui beni senza optare per il riconoscimento fiscale dello stesso, il saldo attivo risultante dalla rivalutazione non costituisce riserva in sospensione d’imposta. In tale ipotesi, il saldo attivo costituisce, ai fini fiscali, una riserva di utili e come tale è tassato in caso di distribuzione. Il suddetto saldo costituisce, invece, riserva in sospensione di imposta, ai fini fiscali, nell’ipotesi in cui il contribuente abbia optato per dare rilevo anche ai fini fiscali alla rivalutazione, mediante il pagamento dell’imposta sostitutiva.

 

Il legislatore ha previsto la possibilità di affrancare il saldo attivo risultante dalla rivalutazione mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva (dell’IRPEF, dell’IRES, dell’IRAP e di eventuali addizionali) nella misura del 10%; le riserve, una volta affrancate, confluiranno tra le riserve di utili e in caso di distribuzione il socio dovrà assoggettare a tassazione l’importo percepito secondo le regole ordinariamente previste per la tassazione dei dividendi.

 

La società istante, in caso di distribuzione (anche parziale) della riserva in sospensione d’imposta non oggetto di affrancamento, deve effettuare una variazione in aumento nella propria dichiarazione dei redditi e assoggettare il maggior imponibile così determinato all’aliquota ordinariamente prevista nel momento in cui si verifica il presupposto impositivo (in capo alla stessa società); pertanto, la riserva in sospensione d’imposta - che, virtualmente, confluisce tra le riserve di utili propriamente dette nel periodo d’imposta in cui si verifica la relativa distribuzione - deve considerarsi formata, ai fini fiscali, con utili prodotti nel medesimo periodo d’imposta.

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