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Esportatori abituali, niente plafond per l'acquisto di immobili

In caso di acquisto di un immobile, effettuato in esecuzione di un contratto di appalto, l’esportatore abituale non potrà utilizzare il plafond. Il beneficio è escluso anche in caso di servizi di installazione degli impianti che formano parte integrante dell’edificio per i quali opera il reverse charge. Le due preclusioni sono state individuate ieri dall'Agenzia delle Entrate tramite il Principio di diritto n. 14.

 

Escluso che il plafond previsto dall'art. 8, comma 1, lett. c) del D.P.R. n. 633/1972, posso essere utilizzato dall'esportatore abituale che “in esecuzione di un contratto di appalto, 'acquista' un immobile, l'Agenzia precisa, in via generale, che il plafond è ammesso per  per i beni/servizi funzionali al ciclo economico dell’impresa. Nello specifico, per le Entrate, “la dichiarazione d’intento inviata dall’esportatore a ciascun fornitore potrà riguardare l’acquisto dei servizi relativi all’installazione degli impianti strettamente funzionali allo svolgimento dell’attività industriale”. Per contro, sono esclusi dall'ambito di applicazione del plafond i servizi di installazione degli impianti che formano parte integrante dell’edificio e sono ad esso serventi in relazione ai quali trova applicazione “il meccanismo dell’inversione contabile (reverse charge), ai sensi dell’art. 17, sesto comma, lett. a-ter) del D.P.R. n. 633/1972. In tal caso, infatti, come chiarito con Circolare del 22 dicembre 2015, n. 37/E la misura antifrode (reverse charge) prevale rispetto al regime di non imponibilità previsto per gli esportatori abituali”.

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