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Fallimento fiscale, anche senza la richiesta dell’Amministrazione Finanziaria

Sì, il cd. “fallimento fiscale”, ovvero quando lo stato d’insolvenza deriva “unicamente” dai debiti erariali, può essere dichiarato anche se l’Amministrazione finanziaria non ha fatto alcuna richiesta ex art. 6 L.F. A prendere l’iniziativa è stato il Pubblico Ministero. E non solo. È altrettanto possibile e legittimo che il PM agisca sulla base della segnalazione della notitia decoctionis fatta dal giudice fallimentare (non quindi nell’ambito di un “normale” processo civile).

Questo è quanto emerge dall’ordinanza di Cassazione, del 10 febbraio scorso, n. 2567, che rigetta il ricorso della società fallita e conferma la decisione di secondo grado. Già i Giudici di merito, infatti, avevano respinto il reclamo presentato avverso la sentenza che dichiarava il fallimento, sostenendo che la procedura seguita non presentasse alcun vizio.

I Giudici di Cassazione, di identiche posizioni, confermano e aggiungono che dall’intervenuta abrogazione dell’art. 97 L.F. – che prevedeva che il fallimento potesse essere dichiarato su istanza dell’amministrazione finanziaria senza che il tribunale dovesse accertare lo stato d’insolvenza – non possono ritenersi per ciò solo esclusi i crediti fiscali, in difetto di una previsione in tal senso nell’art. 6 L.F., considerando che l’opposta interpretazione “sarebbe lesiva del principio di eguaglianza fra i creditori, di cui all’art. 3 Cost”.

In merito, invece, all’iniziativa presa dal PM su segnalazione del giudice fallimentare, gli Ermellini chiariscono che l’art. 7 L.F. prescrive che la rilevazione deve avvenire “nel corso di un procedimento civile”, senza che siano previste eccezioni e limiti di sorta, dunque, ammettendo anche le segnalazioni effettuate nell’ambito di procedure fallimentari.    

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