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Fidi e redditi degli anni pregressi fanno decadere l’accertamento con redditometro

Con l’ordinanza 26321 del 7 novembre 2017, la Corte di Cassazione è tornata sul tema degli accertamenti con redditometro, specificando che i fidi e le disponibilità sul conto corrente del contribuente fanno cadere l’atto impositivo, se risalgono a qualche anno prima dell’accertamento.

 

Nel caso in esame, l’Agenzia delle Entrate aveva notificato un accertamento sui beni indice, superiori rispetto alla dichiarazione dei redditi del contribuente. La CTR aveva giustificato la capacità contributiva dell’uomo negli anni in contestazione, ritenendo sufficiente la prova del contribuente grazie alla copia del conto corrente bancario dal quale si evinceva una forte somma derivata da fidi e redditi degli anni pregressi.

 

La Cassazione ha ricordato i confini della prova contraria a carico del contribuente, che può dimostrare, «attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta», tuttavia è anche necessario dimostrare «l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso», cosa che deve scaturire dalla documentazione depositata in difesa. Si tratta di qualcosa di più di una semplice prova della disponibilità di ulteriori redditi e, «non prevedendo esplicitamente la prova che detti ulteriori redditi sono stati utilizzati per coprire le spese contestate, si chiede espressamente una prova documentale su circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto (o sia potuto accadere)».

 

 

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