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Fittizio il trasferimento di immobile: se continua la comunione, non conta la separazione omologata

Il trasferimento dell’immobile può essere fittizio e fatto per aggirare il Fisco, anche con l’omologa della separazione. Ad inchiodare la coppia che continua la "comunione di vita", bastano le foto pubblicate sui social. Può dunque scattare il sequestro preventivo. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con la sentenza del 16 ottobre 2018 n. 46966, con la quale la Terza Sezione Penale ha respinto il ricorso di una donna, indagata per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

 

La coppia, benché formalmente separata, in realtà continuava a convivere, come provavano il nome sul citofono, le fotografie postate sui social, perfino l’indicazione dello stato civile fornita alla Guardia di Finanza. La ricorrente impugnava la conclusione del Tribunale, che aveva contestato il trasferimento dell’immobile considerandolo fittizio e per fini fraudolenti: a suo dire non si poteva arrivare a nessuna conclusione basandosi su simili dati, perché lei e l’ex marito erano realmente separati e residenti in Comuni diversi. Avevano anche stipulato un accordo di separazione e un trasferimento dell’immobile, in luogo del mantenimento, in favore delle figlie minori. Tanto l’accordo quanto il trasferimento erano stati omologati dal tribunale.

 

Secondo la Suprema Corte, però, l’accordo di separazione dei coniugi, benché omologato, potrebbe comunque essere “aggirato” in quanto gli ex coniugi possono far cessare gli effetti della sentenza di separazione con «comportamenti univoci, incompatibili con lo stato di separazione». E, si sono domandati i giudici, «se il ripristino della comunione di vita e di intenti, materiale e spirituale, che costituisce il fondamento del vincolo coniugale, fa venir meno gli effetti della separazione (consensuale o giudiziale che sia), v’è da chiedersi veramente se e quali effetti produca l’omologa della separazione consensuale senza che tale comunione sia mai venuta meno, ed anzi in costanza della stessa». Secondo la Corte, «tale omologa è improduttiva di effetti e certamente non è vincolante per i coniugi i quali non possono appellarsi, come nel caso di specie, alla natura obbligatoria dei trasferimenti patrimoniali previsti e autorizzati nell’accordo per escluderne la natura fraudolenta».

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