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Fusione e riporto delle perdite, via libera alla disapplicazione della normativa di contrasto

Con la Risposta ad interpello n. 3, pubblicata ieri, l’Agenzia delle Entrate ha dato parere positivo alla disapplicazione della normativa di contrasto alla compensazione delle perdite fiscali in caso di fusione societaria, contenuta all’art. 172, comma 7, del TUIR. Come noto, la ratio di tale norma è di contrastare il c.d. commercio di "bare fiscali", mediante la realizzazione di fusioni con società prive di capacità produttiva poste in essere al fine di attuare la compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali di una società con gli utili imponibili dell'altra, introducendo un divieto al riporto delle stesse qualora non sussistano quelle minime condizioni di vitalità economica previste dalla disposizione normativa. Ecco, in sintesi, le peculiarità del caso oggetto della Risposta in commento:

  • la società ALFA ha incorporato con un’operazione di fusione societaria inversa la propria controllante BETA nel corso del 2017. Gli effetti contabili e fiscali dell’operazione sono stati retrodatati al 1° gennaio 2017. BETA, fino alla data della fusione in ALFA, è stata la holding di riferimento di un gruppo di società italiane. BETA, a sua volta, è controllata da DELTA S.A.. Il gruppo ha subìto una notevole evoluzione negli ultimi anni ed ha ridimensionato la propria attività. L’ammontare dei ricavi e dei proventi dell’attività caratteristica e le spese per prestazioni di lavoro subordinato di ALFA hanno subìto una consistente riduzione in seguito alla cessione del ramo d’azienda inerente la vendita a clienti finali del 2016. In particolare, nel 2016, i ricavi delle vendite di ALFA si sono ridotti notevolmente a causa del mancato rinnovo dei contratti con i clienti, in previsione della vendita del rispettivo ramo d’azienda;
  • l’istante non intende effettuare il riporto delle perdite di BETA, ma esclusivamente delle perdite prodotte dalla società ALFA. Le perdite pregresse della holding, pertanto, non potranno essere utilizzate per compensare i redditi della società che si occupa della gestione;
  • le perdite di ALFA sono riferibili principalmente all’annualità 2016. Le perdite del 2016 sono dovute alla circostanza che i contratti con i clienti finali nel mercato italiano non sono stati rinnovati in previsione della cessione del relativo ramo d’azienda. La medesima relazione sulla gestione precisa che gli effetti della cessione del ramo d’azienda hanno riflesso nel bilancio d’esercizio 2017, in quanto l’efficacia giuridica dell’operazione ha effetto a partire dal 1° gennaio del medesimo anno;
  • ALFA ha ridotto la propria attività a seguito della cessione del ramo d’azienda ma ha comunque conservato la propria operatività. Al 31 dicembre 2017, la società istante ha conseguito ricavi delle vendite e delle prestazioni ed altri ricavi e proventi, riferibili proprio alla suddetta cessione di ramo d’azienda. ALFA ha sostenuto oneri per il personale, costi per servizi, costi per godimento beni di terzi;
  • ALFA non supera il test del patrimonio netto previsto dall’articolo 172, comma 7, del TUIR. La perdita maturata al 31 dicembre 2016 è stata ripianata mediante utilizzo delle riserve disponibili e diminuzione del capitale sociale. Il socio unico DELTA ha ricapitalizzato la società nel corso del 2017, rinunciando ad un credito, in modo da consentire il prosieguo dell’attività di gestione;

Alla luce di tali circostanze, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che “l'operazione di aggregazione aziendale in esame non rappresenti l'epilogo di una manovra elusiva finalizzata all'indebito utilizzo, da parte del soggetto risultante dall'operazione, di perdite fiscali la cui attività economica sia ormai inesistente, soprattutto in considerazione della circostanza che le perdite di BETA non avranno rilevanza fiscale, poiché il contribuente intende utilizzare esclusivamente le perdite prodotte da ALFA, riferibili all’attività economica svolta dalla medesima società in modalità stand alone. In altri termini, non si riscontra la possibilità che l'operazione di fusione produca alcuna compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali pregresse di una con i redditi dell'altra. Si consideri che BETA nel 2016 ha prodotto perdite fiscali (che non saranno riportate ai periodi di imposta successivi) ed il conto economico del periodo interinale della holding evidenzia un utile esiguo..

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