News

Gioca al lotto i proventi del reato, cade l’accusa di autoriciclaggio

I proventi del reato sono stati giocati al lotto. Scelta opinabile, ma che ha permesso ad un imputato di evitare la condanna per autoriciclaggio. È questo l’esito della sentenza del 6 marzo 2019, n. 9751 della Corte di Cassazione, con la quale i giudici di legittimità hanno respinto il ricorso presentato da un Procuratore della Repubblica contro un contribuente, nei confronti del quale era stata disposta la confisca per equivalente; tra le varie imputazioni, vi era anche quella di riciclaggio.

 

L’accusa di autoriciclaggio era già caduta in sede di merito, poiché il giudice di seconde cure aveva ritenuto che le puntate al lotto non potessero essere annoverate tra le attività “speculative” punibili ai sensi dell’art. 648-ter 1 c.p. Gli Ermellini hanno osservato: «è necessario comprendere se la partecipazione al gioco del lotto rientri tra le “attività speculative”, come ritenuto dal P.M. ricorrente e come invece escluso dall’ordinanza impugnata». In mancanza di specifiche definizioni offerte dal legislatore, i giudici hanno dovuto constatare semplicemente che la speculazione «ha la propria ragion d’essere nella gestione in modo razionale ed economico del rischio, così da minimizzare le occasioni di perdita e massimizzare quelle di profitto». Ben diverso, dunque, dal gioco al lotto, che non fa riferimento ad un interesse prettamente economico ma che, al contrario, costituisce espressione di un intento non patrimoniale.

Leggi dopo