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I confini tra l’esercizio abusivo della professione di commercialista e della professione di esperto contabile

31 Marzo 2017 | Professionisti

Nel caso preso in esame, l’imputato, privo di una laurea in economia e commercio, era stato accusato per il reato di esercizio abusivo della professione di commercialista, a seguito del ritrovamento di biglietti da visita riportanti la dicitura ”Studio tributario internazionale” e sulla base della qualifica di “Dott. commercialista” che si era attribuito, rilevata dalle email ricevute e trasmesse. Lo stesso si occupava, in forma continuativa, onerosa e organizzata, della redazione dei bilanci e delle consulenze per le società di capitali, della predisposizione della contrattualistica estera, di operazioni societarie straordinarie su estero, di predisposizione, elaborazione e redazione di business plan, di analisi economica e finanziaria previsionale e di analisi economica e finanziaria.

 

Con la sentenza n. 14815 del 27 marzo 2017, la Cassazione ricorda che il principio per cui “viene integrato il reato di esercizio abusivo di una professione (art. 348 c.p.), il compimento senza titolo di atti che, pur non attribuiti singolarmente in via esclusiva a una determinata professione, siano univocamente individuati come di competenza specifica di essa, allorché lo stesso compimento venga realizzato con modalità tali, per continuatività, onerosità e organizzazione, da creare, in assenza di chiare indicazioni diverse, le oggettive apparenze di un'attività professionale svolta da soggetto regolarmente abilitato”.

 

In particolare, l'oggetto della professione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili è disciplinato dall'art. 1, D.Lgs. 28 giugno 2005, n. 139, dal quale si è dedotto che in questo specifico caso la condotta dell’imputato non poteva ricondursi all’abusivo esercizio della professione di “dottore commercialista”,  semmai in quella di “esperto contabile” di cui non era mai stato accusato. Viene affermato, infatti, l’ulteriore principio di diritto per cui “le condotte di tenuta della contabilità aziendale, redazione delle dichiarazioni fiscali ed effettuazione dei relativi pagamenti, non integrano il reato di esercizio abusivo delle professioni di dottore commercialista o di ragioniere e perito commerciale - quali disciplinate, rispettivamente, dai D.P.R. n. 1067/1953 e D.P.R. 1068/1953 - anche se svolte da chi non sia iscritto ai relativi albi professionali, in modo continuativo, organizzato e retribuito, tale da creare, in assenza di indicazioni diverse, le apparenze di una tale iscrizione. Ad opposta conclusione, in riferimento alla professione di esperto contabile, deve invece pervenirsi se le condotte in questione siano poste in essere, con le caratteristiche suddette, nel vigore del nuovo D.Lgs. 28 giugno 2005, n. 139”.

 

 

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