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ICI, l’esenzione non spetta nel caso di utilizzazione indiretta dell’immobile

La Cassazione, con l’ordinanza del 10 maggio 2019, n. 12592, è tornata sul tema dell’esenzione ICI, in questo caso in seguito ad un avviso di accertamento relativo al 2008 notificato ad un ente religioso che aveva concesso in comodato un proprio immobile ad una Onlus, la quale svolgeva attività culturale e didattica (dunque, non commerciale).

 

In tema di ICI, l’esenzione dall’imposta prevista per gli immobili utilizzati dalle società per azioni  e  in  accomandita  per azioni, dalle società a responsabilità limitata, dalle società cooperative  e  dalle società di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato, purché destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, esige la duplice condizione dell’utilizzazione diretta degli immobili da parte dell’ente possessore e dell’esclusiva loro destinazione ad attività peculiari che non siano produttive di reddito.

 

Dunque, l’esenzione non spetta nel caso di utilizzazione indiretta, ancorché assistita da finalità di pubblico interesse.

 

Ha aggiunto la Corte che l’esenzione ICI (ex. art. 7 c. 1, lett. I), D.Lgs. 30 dicembre 1992 n. 504) è subordinata alla compresenza di un requisito oggettivo, rappresentato dallo svolgimento esclusivo nell’immobile di attività di assistenza o di altre attività equiparate, e di un requisito soggettivo costituito dal diretto svolgimento di tali attività da parte di un ente pubblico o privato che non abbia come oggetto esclusivo l’esercizio di attività commerciali. La sussistenza del requisito oggettivo deve essere accertata in concreto, verificando che l’attività cui l’immobile è destinato, pur rientrando tra quelle esenti, non sia svolta con le modalità di un’attività commerciale.

 

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