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Il fallito deve versare l’IVA? Solo a seguito di accertamenti e di adeguata motivazione

È espresso “in modo lacunoso” il convincimento del Tribunale delle Libertà che confermava il sequestro preventivo, emesso in relazione all’omesso versamento IVA (art. 10 ter, D.Lgs. n. 74/2000), facendo leva sulla condanna per bancarotta fraudolenta in capo all’indagato nonché alla titolarità dello stesso di numerose proprietà immobiliari oggetto di distrazione fallimentare.

Proprio in base al fallimento, dichiarato nel mese di giugno, il contribuente si difendeva in sede di Riesame lamentando la sua impossibilità di corrispondere l’imposta entro il successivo 27 dicembre, stante il principio ex art. 44 L.F. che sanziona con l’inefficacia i pagamenti eseguiti dopo la sentenza dichiarativa di fallimento.

Tale prospettazione difensiva, per la Cassazione, meritava una “maggiore considerazione” ed un apparato argomentativo esauriente. La Corte riconosce non essere “affatto scontato” che, in caso di intevenuto fallimento, il contribuente, a seconda della tipologia d’imposta (nella specie, l’IVA), sia esonerato dagli obblighi di versamento delle somme all’erario; né tanto meno che, in caso di adempimento dell’obbligazione tributaria, quanto corrisposto comporti l’inefficacia dei pagamenti: la questione implica degli accertamenti di fatto di esclusiva competenza del giudice di merito.

Per la Corte, il quadro normativo di riferimento è dato dalla citata norma e dalla disciplina del precedente art. 42, secondo cui la sentenza dichiarativa di fallimento priva, dalla sua data, il fallito dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni esistenti al momento della dichiarazione, sancendo l’indisponibilità dei beni acquisiti al fallimento, al fine di assicurare l’integrità dell’attivo e la par condicio creditorum.

A fronte del rilievo del contribuente, l’apparato argomentativo del Riesame, secondo i Supremi Giudici, non può non tener presente la tipologia dell’imposta, la natura giuridica delle somme da versare, l’obbligo di accantonamento ed ogni altra circostanza, compresa la distrazione dei beni personali nel periodo coincidente o meno alla scadenza dell’obbligo fiscale.

Con l’ordinanza del 3 giugno 2014, n. 22912, gli Ermellini accolgono il ricorso dell’indagato, cassano la decisione impugnata e rinviano la causa al Tribunale. 

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