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Il Fisco può sequestrare i beni dell’amministratore se l’azienda è momentaneamente senza liquidità

I beni dell’amministratore sono “aggredibili” dal Fisco anche se l’azienda è solo momentaneamente senza disponibilità economica. È quanto sancito dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 7 febbraio 2018, n. 5780, con la quale i Giudici di legittimità hanno respinto il ricorso di una contribuente, legale rappresentante di una S.r.l. A detta della ricorrente, il sequestro preventivo nei suoi confronti era illogico, in quanto la società era «tutt’altro che incapiente».

 

«Quando si procede per reati tributari commessi dal legale rappresentante di una persona giuridica – ha spiegato la III Sezione Penale – è legittimo il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente dei beni dell’imputato sul presupposto dell’impossibilità di reperire il profitto del reato nel caso in cui dallo stesso soggetto non sia stata fornita la prova della concreta esistenza di beni nella disponibilità della persona giuridica su cui disporre la confisca diretta».

 

I Giudici hanno inoltre osservato che per procedere al sequestro finalizzato alla confisca di altri beni di cui abbia disponibilità il reo, per un valore corrispondente a quello del profitto del reato, «è necessario l’accertamento del presupposto costituito dalla impossibilità di sequestrare in via diretta i beni che costituiscono il profitto del reato stesso, quindi si può procedere a porre il vincolo preventivo su beni diversi per un valore corrispondente solo ove sia impossibile sottoporre a sequestro i beni che si identificano con il prezzo o il profitto del reato».

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