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Il socio unico della SRL non ha gli stessi obblighi del legale rappresentante

La dichiarazione dei oggetti diversi dalle persone fisiche è sottoscritta a pena di nullità dal rappresentante legale. Pertanto, non può essere incriminato di omessa dichiarazione il socio unico. Lo hanno affermato i giudici della Corte di Cassazione con la sentenza del 10 settembre 2018 n. 40239. Gli Ermellini, con la III Sezione Penale hanno annullato la sentenza impugnata da una imputata accusata di creazione di società “ad hoc”, accreditate in regime di cessione all’esportazione per immettere prodotti in consumo in circuiti illegali sottraendoli al pagamento dell’IVA. Nella specie, alla donna erano contestati i reati di dichiarazione infedele e di omessa dichiarazione.

 

Il Tribunale del riesame aveva ritenuto sussistente il fumus del reato in capo alla donna in qualità di socio unico della società incriminata; la difesa, pertanto, ricordava che i delitti di cui agli artt. 4 e 5 del D.Lgs. n. 74/2000 sono reati omissivi propri, che possono essere commessi solo da chi è obbligato alla presentazione della dichiarazione entro il termine previsto. In pratica, secondo il Tribunale il ruolo di socio unico poteva essere equiparato a quello di legale rappresentante, facendo gravare sulla contribuente gli obblighi di quest’ultimo.

 

I reati degli artt. 4 e 5 del D.Lgs. n. 74/2000 puniscono i reati di dichiarazione infedele ed omessa dichiarazione – hanno ricordato gli Ermellini – si tratta di reati propri perché l’obbligo della presentazione spetta al legale rappresentante o all’amministrazione di fatto. La dichiarazione dei soggetti diversi dalle persone fisiche è sottoscritta a pena di nullità dal rappresentante legale.

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