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IMPI: la nuova IMU per le piattaforme marine

07 Novembre 2019 |

Art. 38 DL 124/2019

IMU

Si chiama IMPI la nuova imposta immobiliare per le piattaforme marine introdotta con il decreto fiscale collegato (art. 38 DL 124/2019) che dall’anno 2020 sostituirà ogni altra imposizione immobiliare locale ordinaria sugli stessi manufatti.

L’imposizione locale delle piattaforme è stato un argomento sofferto: sull’assoggettamento a IMU (e TASI), con una nota del 21 novembre 2016, l’IFEL aveva evidenziato come sul tema si fossero alternate varie pronunce della Corte di Cassazione che avevano decretato l’assoggettamento all’imposta (tra le altre, Cass. 24 febbraio 2016 n. 3618).

Come era stato auspicato dal Ministero dell’Economia e delle finanze nella Ris. Min. 1° giugno 2016 n. 3/DF, con l’intervento normativo contenuto nel decreto fiscale, dovrebbero essere stati risolti i dubbi sull’assoggettamento o meno all’IMU di tali immobili.

Si ricorda che a questi fini, si intendono piattaforme petrolifere quei manufatti, con struttura emersa, destinata alla coltivazione di idrocarburi e siti entro i limiti del mare territoriale (così come individuato dall’art. 2 c. nav.).

 

A tali immobili è applicata un’aliquota pari al 10,6 per mille (di cui il 7,6 per mille consisterà nella quota da riservare allo Stato mentre il restante 3 per mille sarà la quota che spetta ai Comuni).

 

Con riferimento alla base imponibile sarà sempre applicato l’art. 5 c. 3 D.Lgs. 504/92 il quale stabilisce il ricorso ai valori contabili, ridotti però al 20%, per i fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in Catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati.

 

Con una formulazione letterale infelice, la nuova disposizione prevede che la base imponibile dell’imposta debba essere determinata in misura “pari al 20% del valore calcolato ai sensi dell’articolo 5, comma 3” D.Lgs. 504/1992. La suddetta norma, in realtà, impone come criterio il valore contabile, che si applica fino all’attribuzione della rendita catastale.

Nella relazione illustrativa alle norme del decreto vengono chiariti i dubbi: si pone, infatti, in evidenza che il solo criterio applicabile per questi immobili è quello contabile. La base imponibile, quindi, va calcolata sulla base delle scritture contabili, ridotta al 20%.

 

Si legge nella relazione che “la soluzione prospettata comporta una sostanziale semplificazione nella determinazione della base imponibile, poiché, secondo le vigenti disposizioni normative che regolano il sistema catastale, i cespiti in argomento non sono oggetto di inventariazione negli atti del catasto”.

 

In relazione alle modalità di versamento è previsto che per il solo anno 2020 l’imposta dovrà essere interamente versata allo Stato nei termini ordinari fissati al 16 giugno 2020 per la prima rata e al 16 dicembre 2020 per il la seconda rata a saldo. Negli anni successivi i pagamenti dovranno essere fatti separatamente per la quota riservata allo Stato rispetto a quella ai Comuni. Ai Comuni è delegato il potere di accertamento e riscossione dell’imposta.

Il decreto fiscale collegato evidenzia altresì che per quanto non espressamente previsto “si applicano le altre disposizioni della medesima imposta, in quanto compatibili”.

 

Con riguardo a quest’ultimo aspetto, si ricorda che l’art. 14 D.Lgs. 23/2011 prevede che l’IMU relativa agli immobili strumentali sia deducibile dal reddito d’impresa e che sia, invece, indeducibile ai fini dell’IRAP.

La percentuale di deducibilità dell’IMU dal reddito d’impresa è pari al:

- 60%: per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 e a quello in corso al 31 dicembre 2020;

- 70%: per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2021;

- 100%: a regime dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2022.

Il decreto fiscale estende tali norme anche ai rigassificatori, per uniformità di trattamento con le piattaforme petrolifere. Viene, infatti stabilito che sono fatte salve le disposizioni contenute nell’art. 1 c. 728 L. 205/2017, le quali stabiliscono che i manufatti ubicati nel mare territoriale destinati all’esercizio dell’attività di rigassificazione del gas naturale liquefatto rientrano nella nozione di fabbricato, assoggettabile a imposizione per la sola porzione destinata a uso abitativo e di servizi civili.

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