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Imponibilità IVA per i servizi di alloggio per studenti

17 Luglio 2019 |

Risp. AE 16 luglio 2019 n. 251
Art. 10 c. 1 n. 20 DPR 633/1972

IVA

L’Agenzia delle Entrate, con la Risp. AE 16 luglio 2019 n. 251, ha confermato quanto già espresso in altri documenti di prassi circa il perimetro di applicazione previsto per le operazioni esenti relative alle attività didattiche di ogni genere e aventi perciò finalità di interesse pubblico (art. 10 c. 1 n. 20 DPR 633/1972).

Tale regime di esenzione, in particolare, è previsto per tutte le prestazioni di educazione e insegnamento finalizzate anche alla formazione, all’aggiornamento e alla riqualificazione professionale, purché erogate da istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni o da enti del Terzo settore di natura non commerciale.

Accanto a tali servizi, sono ricompresi nell’ambito dell’esenzione anche talune prestazioni accessorie, come il vitto e l’alloggio, ancorché rese da istituzioni differenti da quelle appena elencate ma ad esse dipendenti o funzionalmente collegate.

 

Nel caso di specie, la “Provincia Beta” ha affidato il servizio di gestione dei convitti presenti nel “Comune X” al “Consorzio Alfa”. L’intenzione dell’Amministrazione provinciale quindi è quella di garantire la messa a disposizione agli studenti meritevoli o meno abbienti di servizi abitativi al fine di eliminare le difficoltà di carattere economico che ostacolano l’effettivo adempimento dell’obbligo scolastico.

Tale obiettivo è perseguito anche attraverso l’affidamento a enti terzi (“Consorzio Alfa”) di servizi accessori da erogare direttamente all’alunno quali la pensione completa, il sostegno pedagogico qualificato, la gestione dell’iscrizione per i successivi anni scolastici o lo scambio di informazioni fra le scuole ed i genitori con riguardo all'evoluzione personale e scolastica.

A tal proposito, ci si chiede se il corrispettivo contrattuale pattuito per i servizi prestati dal “Consorzio Alfa”, pagato in parte dall’alunno e in parte dalla “Provincia Beta”, sia imponibile o esente ai fini IVA.

 

Il primo dubbio da diramare riguarda, quindi, la natura stessa delle operazioni e, nello specifico, se quest’ultime siano accessorie all’attività principale, cioè quella puramente didattica ed esente agli effetti del tributo, o rappresentino prestazioni autonome da tassare con aliquota propria dei servizi offerti.

A tal riguardo, è necessario rimarcare che il principio di accessorietà è strettamente legato al concetto di indivisibilità. Da ciò, una prestazione deve essere considerata accessoria ad una prestazione principale quando essa non costituisce per il destinatario una prestazione a sé stante bensì il mezzo per fruire nelle migliori condizioni del servizio principale offerto dal prestatore. Ciò vale, in particolare, quando due o più elementi forniti al consumatore sono a tal punto connessi da formare, oggettivamente, una prestazione economica indissociabile la cui scomposizione avrebbe carattere artificiale (C. Giust. CE 6 luglio 2006 C-251/05).

Tale concetto, per forza di cose, deve essere coordinato con l’intento del Legislatore di tutelare alcune categorie di operazioni che, per ragioni di utilità sociale e culturale, sono considerate esenti ai fini IVA.

Il documento di prassi in esame, difatti, riprendendo una consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, conferma l’orientamento interpretativo secondo cui le esenzioni devono essere interpretate in senso restrittivo in quanto costituiscono una deroga al principio generale di funzionamento dell’imposta. In virtù di ciò, le agevolazioni trovano applicazione solo ai casi esplicitamente descritti dalla normativa vigente (art. 10 DPR 633/1972).

Nello specifico, il regime particolare previsto per le attività didattiche è esteso anche alle prestazioni accessorie di vitto e alloggio fornite da istituzioni, collegi o pensioni differenti purché dipendenti o funzionalmente collegati al soggetto che eroga l’attività principale.

La condizione necessaria ma non sufficiente non è la coincidenza fra i due soggetti ma la presenza di un nesso di strumentalità finalizzato al compimento di obiettivi comuni.

Secondo l’AE, tale legame può essere rispettato quando l’istituzione che presta i servizi accessori è direttamente annessa e dipendente alle scuole pubbliche oppure quando sussiste un nesso di derivazione necessario tale per cui in assenza della prestazione accessoria non è possibile espletare l’attività principale o quando sussiste fra i soggetti una forma di coordinamento comune non occasionale, anche di tipo organizzativo, teso alla realizzazione un risultato comune.

A conferma di ciò, il documento di prassi riprende l’orientamento precedente della stessa Agenzia in base al quale, al fine del collegamento funzionale tra gli organismi che erogano le prestazioni didattiche e quelli che forniscono le citate prestazioni accessorie, deve esistere un nesso istituzionale al conseguimento di obiettivi coordinati, non bastando il semplice rapporto convenzionale (Circ. AE 10 agosto 1994 n. 150/E).

 

Tutto ciò premesso, nel caso di specie, il rapporto contrattuale istaurato tra il “Consorzio Alfa” e la “Provincia Beta” prevede l’attuazione dei servizi di gestione del convitto in forma autonoma tramite l’utilizzo di una propria struttura organizzativa di beni e mezzi, senza cioè un’ingerenza di qualsiasi tipo da parte del soggetto pubblico.

Tra l’altro, dalla documentazione presentata dall’istante, emerge anche che tra i componenti degli organi collegiali del “Consorzio Alfa” non figurano né i rappresentanti della “Provincia Beta” né delle scuole che frequentano i convittori. Inoltre il “Consorzio Alfa” svolge diverse attività tra le quali è compresa anche quella di gestione di convitti e tale attività, peraltro, non costituisce, sulla base del volume d’affari realizzato, l’attività prevalente.

Sulla base delle premesse sopra riportate, l’AE ha stabilito che non sussistono i requisiti per qualificare le prestazioni in parola esenti ai fini IVA in quanto non si ravvisa il nesso funzionale e istituzionale richiesto dalla normativa.

Per tali ragioni, il corrispettivo pagato per servizi di vitto e alloggio, non potendo beneficiare del regime di esenzione, risulta imponibile agli effetti del tributo.

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