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IRAP anche per il professionista che, in uno studio associato, svolge attività distinta e separata

L’avvocato inserito in uno studio associato, anche se svolge attività distinta e separata, è comunque tenuto al pagamento dell’IRAP (Cass. 2 ottobre 2019 n. 24549).

 

I giudici della Suprema Corte hanno respinto il ricorso di un professionista: spettava infatti a questi dimostrare che non si avvaleva della struttura, e non bastava la semplice affermazione di non svolgere attività nell’ambito dello studio.

 

Come infatti ricordato dalla giurisprudenza di legittimità, l’esercizio di professioni in forma societaria costituisce ex lege presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive, senza che occorra accertare in concreto la sussistenza di un’autonoma organizzazione, questa essendo implicita nella forma di esercizio dell’attività. Inoltre, la Corte ha evidenziato che in tema di IRAP, l’esercizio della professione in forma associata costituisce presupposto per l’applicazione dell’imposta senza che occorra accertare in concreto la sussistenza dell’autonoma organizzazione, da considerarsi implicita, salva la possibilità per il contribuente di fornire la prova contraria, avente ad oggetto non l’assenza dell’autonoma organizzazione nell’esercizio in forma associata, bensì l’insussistenza dell’esercizio in forma associata dell’attività stessa.

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