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IRAP, il compenso elevato corrisposto a terzi non fa scattare l’imposizione IRAP

L’entità, anche elevata, del compenso corrisposto dal contribuente ad un altro professionista non fa scattare automaticamente l’imposizione IRAP: lo ha ricordato la Corte di Cassazione con la recente ordinanza del 7 settembre 2018 n. 21762. Con essa, i Supremi Giudici di piazza Cavour hanno accolto il ricorso di un contribuente, di professione geometra, destinatario di tre avvisi di accertamento a fini IRAP relativi agli anni 2007, 2008 e 2009.

 

Nel caso esaminato dalla Cassazione, i giudici erano chiamati a valutare il ricorso avverso la sentenza di merito con la quale era stato ritenuto integrato il requisito dell’autonoma organizzazione sulla base di un solo elemento, vale a dire l’entità dei compensi corrisposti a terzi in ciascuno degli anni oggetto di accertamento, riferiti a prestazioni estranee alle competenze professionali del contribuente.

 

Gli Ermellini hanno ricordato che l’entità, anche elevata, del compenso corrisposto dal contribuente ad un altro professionista non fa autonomamente scattare l’imposizione IRAP secondo i giudici del Palazzaccio, l’essere i compensi oggettivamente riferiti ad attività che vanno oltre le competenze professionali del geometra, poi, era ulteriore conferma della genuinità della doglianza del contribuente. Pertanto, i giudici romani hanno accolto il ricorso del contribuente e cassato la sentenza impugnata.

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