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IVA all’importazione, evasione per tutti coloro che vengono in possesso della merce

Evasione dell’IVA all’importazione possibile per tutti coloro che vengono in possesso della merce. Lo afferma la Corte di Cassazione con la sentenza del 18 dicembre 2017 n. 56264, con la quale gli Ermellini hanno bocciato il ricorso di alcuni imputati che, insieme alla Procura, si opponevano alla pronuncia dei giudici di seconde cure.

 

Nell’articolata sentenza del Palazzaccio (oltre venti pagine, in merito a circa 420mila euro di IVA all’importazione relativi ad una barca del valore di oltre due milioni di euro) i giudici di legittimità hanno asserito che il reato di evasione dell’IVA all’importazione si configura nei confronti di coloro i quali cooperano per protrarre la circolazione illegittima della merce che non ha assolto il tributo; per “cooperare” basta, in sostanza, il semplice possesso della merce, e in ciò l’essere un detentore successivo all’originario importatore non assume particolare rilevanza. La consumazione del reato, quindi, si esaurisce solo nel momento in cui cessa l’attività che consente la circolazione illecita della merce nel territorio dello Stato. I giudici, in sostanza, con la pronuncia del 18 dicembre hanno equiparato l’IVA all’importazione ad un tributo con le stesse finalità di un dazio doganale, che ha lo scopo di non pregiudicare gli interessi fiscali dello Stato con acquisti all’estero.

 

Infine, i Giudici di legittimità hanno osservato che, in merito al principio del ne bis in idem, esso non è applicabile agli inadempimenti previdenziali ed assistenziali. 

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