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IVA sui servizi elettronici – approvazione della legge di delegazione europea 2018

09 Ottobre 2019 |

Dir. 2017/2455/UE

IVA

Il 1° ottobre 2019 si è concluso l’iter di approvazione del disegno di legge di delegazione europea 2018 con lo scopo di affidare la delega al Governo per il recepimento di talune direttive europee ed in particolar modo della Dir. 2017/2455/UE.

La direttiva in parola reca modifiche al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto (Dir. 2006/112/CE) e istituisce un'esenzione dall'IVA con riguardo a talune importazioni definitive di beni (Dir. 2009/132/CE).

In particolare, è stata modificata la parte riguardante i criteri di territorialità IVA per i soggetti che prestano servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione o per via elettronica, nonché quella che concerne l'esenzione IVA per le importazioni di piccole spedizioni di valore trascurabile.

 

In termini generali, a partire dal 1° gennaio 2015, le prestazioni di servizi “TTE” (servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione e servizi forniti per via elettronica), rese nei confronti di privati consumatori, sono territorialmente rilevanti ai fini IVA nello Stato in cui il committente è stabilito oppure ha l’indirizzo permanente o la residenza abituale.

Tale impostazione normativa rappresenta una deroga al principio generale, in quanto la tassazione IVA di tali prestazioni avviene nello Stato membro del consumatore finale (Stato membro di consumo) e non in quello del prestatore (Stato membro di identificazione).

In base ai principi sopra esposti, il prestatore comunitario ha l’obbligo di identificarsi nei diversi Stati membri ove i servizi sono effettivamente consumati da parte dei privati committenti oppure può aderire ad un regime speciale che permette a tutte le imprese che operano in Paesi in cui non sono stabiliti di avere un punto unico di contatto elettronico per tutti gli adempimenti relativi all'iscrizione, alla dichiarazione e al pagamento dell'IVA, utilizzando un'interfaccia elettronica, denominata “mini sportello unico” (MOSS).

Le dichiarazioni e i versamenti così acquisiti dallo Stato membro di identificazione sono quindi trasmesse ai rispettivi Stati membri di consumo mediante una rete di comunicazione sicura. In Italia il portale elettronico MOSS è gestito dall'Agenzia delle entrate.

 

L'art. 58 Dir. 2006/112/CE (c.d. Direttiva IVA) è stato nuovamente modificato a decorrere dal 1° gennaio 2019 ad opera della Dir. 2017/2455/UE.

La novità più consistente riguarda senza dubbio l’introduzione di una soglia di 10.000 euro al di sotto della quale le prestazioni sono imponibili ai fini IVA nello Stato membro di identificazione del soggetto passivo, a meno che questo non opti per l'applicazione dell'imposta nello Stato membro di consumo. In tal caso l’opzione ha durata di due anni.

L’importo della soglia non deve essere superato nell’anno civile corrente e nel corso di quello precedente.

Nell’ipotesi in cui, nel corso dell’anno, sia oltrepassato il limite imposto, a decorrere dalla data di superamento si applicano le regole di territorialità IVA generali previste per i servizi “TTE” (rilevanza ai fini IVA nello Stato del committente).

In ordine agli oneri probatori relativi al luogo di effettuazione di tali servizi, sono inoltre state introdotte semplificazioni al fine di snellire la modalità di determinazione del Paese di stabilimento dei clienti consumatori finali (Reg. UE 2459/2017).

Si presume infatti che il destinatario sia stabilito, abbia il suo indirizzo permanente o la sua residenza abituale nel luogo in cui è installata la linea terrestre fissa o nel il paese identificato dal prefisso nazionale della carta SIM utilizzata per la ricezione di tali servizi.

Il regolamento in oggetto, essendo complementare alle semplificazioni introdotte dalla Dir. 2017/2455/UE relative al regime speciale previsto per i servizi “TTE”, si applica a partire dalla stessa data (1° gennaio 2019).

Sempre con la medesima decorrenza, la direttiva in esame ha inteso semplificare le procedure di emissione delle fatture. Si autorizzano infatti i soggetti passivi ad applicare le norme dello Stato membro di identificazione in materia di fatturazione e tenuta dei registri. Pertanto, ad esempio, i prestatori di servizi “TTE” che hanno attivato il regime MOSS in Italia (i soggetti stabiliti nel territorio dello Stato, nonché i soggetti extra Ue che hanno scelto di identificarsi in Italia), per tutte le prestazioni rientranti nel regime speciale, applicano le norme italiane in materia di fatturazione anche se l’imposta è dovuta secondo le disposizioni di ciascun Paese di consumo.

Sempre in tema di MOSS, invece, è stato rimosso l’ostacolo all’accesso per i soggetti non stabiliti nell’Unione Europea, prevedendo che il regime speciale può essere attivato anche dalle imprese che si sono identificate in uno o più Paesi dell’UE.

In conseguenza di ciò, è richiesto a tali soggetti di fornire, in sede di inizio dell’attività, una dichiarazione nella quale venga indicato che non hanno fissato la sede della propria attività economica nell’Unione europea, né dispongono di una stabile organizzazione ai fini IVA nel territorio della Comunità.

 

Sono stati, inoltre, introdotti ulteriori mutamenti normativi alla disciplina vigente con effetto però a decorrere dal 1° gennaio 2021.

Innanzitutto, la Dir. 2006/112/CE è stata modificata prevedendo l'estensione del regime speciale di cui sopra alle vendite a distanza di beni, sia provenienti da altri Stati membri che da Paesi terzi e stabilendo altresì di rendere responsabili della riscossione dell'imposta su tali operazioni i soggetti che gestiscono gli strumenti che facilitano le vendite a distanza tramite l'uso di interfacce elettroniche, piattaforme, portali o simili e che, dunque, agiscono come intermediari (Reg. UE 2454/2017).

Tali soggetti passivi sono inoltre obbligati a conservare, per un periodo di dieci anni, la documentazione relativa a tale cessione o prestazione, facendo in modo che sia sufficientemente dettagliata da consentire alle amministrazioni fiscali degli Stati membri interessati di controllare che sia contabilizzata in modo corretto.

Con specifico riguardo ai beni importati da territorio Paesi terzi, l'ambito applicativo del regime speciale per le vendite a distanza è limitato alle cessioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, mentre nel caso di beni con valore superiore è richiesta una dichiarazione doganale completa al momento dell'importazione.

In ultimo, è stata disposta l'abolizione dell'esenzione per le importazioni di beni oggetto di piccole spedizioni di valore trascurabile (Dir. 2009/132/CE) in quanto l'attuale sistema si presta ad arbitraggi fra transazioni locali e intracomunitarie. Infatti fino ad oggi, le imprese residenti in UE, nell’abito delle cessioni effettuate nel mercato interno, devono applicare l'imposta indipendentemente dal valore dei beni venduti, mentre le merci importate beneficiano dell'esenzione e sono spesso deprezzate a tal fine.

 

È infine utile ricordare che le disposizioni in argomento non sono ancora state recepite dal legislatore italiano. Il termine di recepimento della Dir. 2017/2455/UE era previsto infatti per il 31 dicembre 2018.

In virtù di ciò, è stata avviata una procedura d’infrazione contro lo Stato Italiano notificata in data 20 gennaio 2019.

In ogni caso, le disposizioni introdotte con efficacia dall’1° gennaio 2019, si ritengono applicabili a partire da tale data anche a livello nazionale, in ragione del principio di efficacia diretta delle direttive comunitarie, qualora la norma sia chiara, precisa e incondizionata non richiedendo, pertanto, misure di recepimento nazionale.

In una situazione analoga (recepimento dell’art. 2 Dir. 2008/8/CE in materia di territorialità IVA delle prestazioni di servizi), la Circ. AE 31 dicembre 2009 n. 58/E aveva infatti precisato che alcune delle disposizioni della direttiva in corso di recepimento erano “sufficientemente dettagliate e tali da consentirne la diretta applicazione almeno per ciò che riguarda le regole generali”.

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