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L’accertamento basato sull’ispezione della Direzione Regionale delle Entrate è valido

L’accertamento basato sull’ispezione della Direzione Regionale delle Entrate è considerato valido. Lo affermano i Giudici della Suprema Corte con l’ordinanza del 18 dicembre 2017 n. 30372; con questa pronuncia, la Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco avverso una S.r.l.

 

L’Erario asseriva che la direzione regionale era competente per le ispezioni presso la società destinataria del recupero IRES; i Giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dell’Agenzia, sostenendo che «in tema di accertamenti tributari, le Direzioni Regionali delle Entrate sono munite, in virtù delle previsioni di autorganizzazione dell’Agenzia delle Entrate, adottate in diretta attuazione dell’art. 66, comma 3, del D.Lgs. n. 300/1999 dei poteri di accesso, ispezione e verifica ispettiva, il cui esercizio, peraltro, è stato successivamente riconfigurato dall’art. 27, comma 13, del D.L. n. 185/2008 […] che ha riservato alle medesime Direzioni tali poteri di verifica nei confronti di contribuenti titolari di ingenti volumi di affari».

 

Affermando ciò, la Corte ha anche osservato la validità della PEC nel processo tributario, evidenziando come l’irritualità della notificazione di un atto a mezzo posta elettronica certificata non comporta la nullità, qualora la consegna telematica abbia prodotto il risultato della conoscenza dell’atto determinando così il raggiungimento dello scopo legale.

 

In pratica, la sentenza impugnata da Fisco appariva difforme dal principio di diritto appena accennato, meritando la cassazione con rinvio al giudice di merito per un nuovo esame. 

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