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L’Agenzia interviene in materia di limitazioni del riporto delle perdite fiscali pregresse

Le limitazioni del riporto delle perdite fiscali pregresse hanno lo scopo di contrastare la realizzazione di fusioni con società senza capacità produttiva, costituite con lo scopo di attuare la compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali di una società con gli utili imponibili dell’altra (Risp. AE 8 agosto 2019 n. 333).

 

L’Agenzia delle Entrate è intervenuta rispondendo all’interpello posto da una società che chiedeva la disapplicazione del limite del riporto delle perdite fiscali pregresse.

 

Il Fisco ha evidenziato che, in materia di fusioni e scissioni, le perdite fiscali delle società partecipanti a tali operazioni possono essere portate in diminuzione del reddito della società risultante dalla fusione, incorporante o beneficiaria della scissione:

 

- per la parte del loro ammontare che non eccede quello del patrimonio netto della società che riporta le perdite, quale risulta dall’ultimo bilancio o, se inferiore, dalla situazione patrimoniale, senza tener conto dei conferimenti e versamenti fatti negli ultimi ventiquattro mesi anteriori alla data cui si riferisce la situazione stessa, neutralizzando così i tentativi volti a consentire un pieno, quanto artificioso, recupero delle perdite fiscali;

 

- a condizione che la società, le cui perdite sono oggetto di riporto, non sia una “bara fiscale”. Tale presupposto, si realizza quando dal suo conto economico, relativo all’esercizio precedente a quello in cui la fusione è deliberata, risulti un ammontare di ricavi e proventi dell’attività caratteristica e un ammontare delle spese per prestazioni di lavoro subordinato e relativi contributi, superiore al 40% di quello risultante dalla media degli ultimi due esercizi anteriori.

 

La ratio delle limitazioni è, sottolinea l’Agenzia, quella di contrastare la realizzazione di fusioni con società prive di capacità produttiva poste in essere al fine di attuare la compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali di una società con gli utili imponibili dell’altra, introducendo un divieto al riporto delle stesse qualora non sussistano quelle minime condizioni di vitalità economica previste dalla norma.

 

L’Agenzia ricorda che la disposizione richiede che la società, la cui perdita si vuole riportare, sia operativa, negando, in sostanza, il diritto del riporto delle perdite se non esiste più l’attività economica cui tali perdite si riferiscono. I requisiti minimi di vitalità economica debbono sussistere non solo nel periodo precedente a quello in cui è stata deliberata la fusione, così come si ricava dal dato letterale, bensì debbono continuare a permanere fino al momento in cui la fusione viene attuata. Nell’ambito delle operazioni di scissione, invece, si osserva come il rischio di elusione legato alla “compensazione intersoggettiva” delle perdite sussista solo nel caso in cui la beneficiaria della scissione preesista alla scissione stessa e non sia, quindi, di nuova costituzione; in quest’ultimo caso (società beneficiaria costituita per effetto della scissione), le limitazioni alla riportabilità non trovano applicazione in relazione alle perdite fiscali trasferite dalla scissa.

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