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L’esenzione IMU non “raddoppia” se uno dei due coniugi già ne usufruisce per un immobile

Niente esenzione dall’IMU per la moglie, qualora il marito usufruisca dell’esenzione per un’altra casa.: soltanto uno dei due immobili può essere destinato a dimora della famiglia. Lo sostiene la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 22 febbraio 2019, n. 5314. Con essa, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso di un Comune contro una coppia, la quale usufruiva del beneficio fiscale per due immobili, adibiti ciascuno a residenza, in due comuni diversi. Secondo la Commissione Tributaria Regionale era possibile che ogni coniuge, anche non separato, avesse una propria “abitazione principale”; ma, per la Suprema Corte romana, è la casa principale dei coniugi a dover essere agevolata, mentre la residenza è un parametro che in questo caso non deve essere valutato.

 

Si legge infatti in ordinanza: «in tema di ICI (oggi IMU), ai fini della spettanza della detrazione e dell’applicazione dell’aliquota ridotta prevista per le abitazioni principali […] un’unità immobiliare può essere riconosciuta abitazione principale solo se costituisca la dimora abituale non solo del ricorrente, ma anche dei suoi familiari, non potendo sorgere il diritto alla detrazione nell’ipotesi in cui tale requisito sia riscontrabile solo nel ricorrente ed invece difetti nei familiari». La Sezione Tributaria Civile, nell’accogliere il ricorso, ha evidenziato che due recenti pronunce del 2017 (nn. 15444 e 13062) hanno espresso lo stesso principio.

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