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La delega per la riforma del diritto doganale

12 Novembre 2019 |

Art. 22 L. 117/2019

Regimi doganali

Tra le novità della legge di delegazione europea vi è l’attesa delega per la riforma della disciplina doganale, prevista dall’art. 22 L. 117/2019.

Si tratta di una riforma molto attesa, anche solo considerando che il Testo Unico della Legge Doganale (c.d. TULD) risale al 1973 e, da allora, oltre alla creazione del mercato unico senza frontiere interne, si sono succeduti anche due codici doganali europei, il primo del 1992 e, più di recente, il Reg. UE 952/2013, in vigore dal 1° maggio 2016, istitutivo del codice doganale dell’Unione (CDU).

Se è vero che tutti gli elementi essenziali (presupposto, soggetti passivi, base imponibile, aliquote, esoneri, regole applicative), nonché le procedure e i vari regimi sono disciplinati in maniera uniforme dal legislatore comunitario, è altresì vero che la disciplina nazionale riveste ancora un ruolo assai importante. Agli Stati membri è riservata la regolamentazione delle fasi successive al completamento dell’operazione doganale, quali la disciplina sanzionatoria, le modalità di accertamento a posteriori e la fase di contestazione giudiziale.

Il nuovo codice doganale dell’Unione e le disposizioni di esecuzione sono tuttora formalmente affiancati dagli atti normativi nazionali, tra cui il più importante è il TULD, oltre al D.Lgs. 374/90, più volte aggiornato e modificato che disciplina, invece, i poteri di controllo e accertamento dell’amministrazione doganale, nonché le procedure di immissione in libera pratica.

Con l’entrata in vigore del nuovo codice unionale e i profondi cambiamenti che hanno interessato il ruolo e la gestione delle dogane negli ultimi 40 anni, risulta ancora più necessaria la riscrittura, in un unico testo normativo, della disciplina doganale nazionale. Uno dei problemi più sentiti, soprattutto dalle imprese e dai consulenti, è proprio il mancato raccordo tra il TULD e la normativa europea. Infatti, considerando che molte norme e fasi procedurali sono state integralmente riscritte dal legislatore europeo, spetta a ogni operatore, di volta in volta, inseguire un complesso coordinamento della norma europea con quella nazionale e, in ipotesi di contrasto, considerare soltanto la prevalente disciplina dell’Unione. Tale complesso panorama determina, inevitabilmente, una sovrapposizione fra le normative e una conseguente situazione di incertezza applicativa.

Da segnalare che gli altri paesi membri hanno affrontato tale problematica essenzialmente in due modi: la Germania, ad esempio, con l’entrata in vigore del CDU ha abrogato la propria disciplina doganale interna, sostituendola con un codice doganale attuativo (Zollverwaltungsgesetz), che si occupa principalmente delle aree ancora riservate al diritto nazionale; altri paesi (Francia, Belgio, Irlanda), invece, hanno mantenuto i propri codici doganali specificando, nelle premesse, la supremazia del diritto europeo su quello interno.

La legge di delegazione europea affida al Governo il compito di adottare, entro 18 mesi, un decreto legislativo per l’adeguamento della normativa nazionale con il CDU e i relativi regolamenti attuativi.

I primi settori di intervento saranno rappresentati dalle sanzioni, attualmente articolate su criteri economici non proporzionali e sovente in contrasto con la regola europea secondo cui le sanzioni devono essere proporzionali, effettive e dissuasive.

Molto opportuna anche la previsione di un criterio direttivo specifico: rivedere le disposizioni legislative, “attraverso la modifica, l'integrazione, l'abrogazione e il coordinamento formale delle disposizioni vigenti, allo scopo di allinearne il contenuto al quadro giuridico unionale in materia doganale e di assicurare la coerenza sistematica della normativa, l'aggiornamento e la semplificazione del linguaggio normativo”. Anche il linguaggio normativo, negli ultimi 40 anni, si è evoluto e molte disposizioni del TULD sono di difficile comprensione.

È auspicabile che la riscrittura della disciplina doganale vada a colmare i vuoti lasciati dalla normativa europea, definendo in maniera più chiara il settore delle professioni doganali, delle garanzie delle obbligazioni e dei criteri di esonero, di determinazione forfettaria sul valore (c.d. ruling sul valore), di esecuzione delle decisioni doganali nel corso del giudizio. Auspicabile anche una riscrittura, in un unico contesto, dei rimedi esperibili in caso di contestazione in fase di sdoganamento e nella successiva fase di revisione a posteriori, delineando in un unico corpo normativo previsioni contenute attualmente in una serie di fonti normative di difficile coordinamento. Una migliore comprensione della disciplina doganale sarà di aiuto a una migliore applicazione della stessa da parte di consulenti e imprenditori.

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