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La nuova nozione di esportatore e le implicazioni doganali e fiscali

02 Dicembre 2019 |

Nota AD 22 novembre 2019 n. 181512/RU

Esportatore abituale

L’Agenzia delle dogane è intervenuta chiarendo la nozione di “esportatore” e risolvendo una problematica operativa emersa con l’entrata in vigore del nuovo Codice doganale dell’Unione, con riferimento agli esportatori non stabiliti nell’Unione europea (Nota AD 22 novembre 2019 n. 181512/RU).

La definizione di esportatore, contenuta nell’art. 19 Reg. UE 2446/2015, è stata di recente modificata; a differenza della precedente versione, la nuova formulazione dell’art. 19 citato consente di individuare quale soggetto “esportatore”, da indicare nella bolletta doganale, un operatore terzo rispetto alla compravendita di merci, ad esempio uno spedizioniere o un vettore.

Ciò allo scopo di semplificare l’applicazione delle norme doganali, consentendo agli operatori economici una maggiore flessibilità nella scelta del soggetto esportatore. A tale fine, se l’operatore economico non è stabilito nell’Ue e non è stato individuato un altro soggetto che soddisfi i requisiti per vincolare le merci al regime di esportazione, potrà applicarsi il criterio residuale che individua come esportatore qualsiasi persona stabilita nell’Ue che è parte del contratto in virtù del quale le merci escono dal territorio Ue.

 

I risvolti fiscali della riforma

La novità permette una maggiore flessibilità in tutti i casi in cui l’operatore economico che esporta al di fuori dell’Unione non sia stabilito nel territorio doganale europeo, come nel caso di una cessione con clausola EXW (cosiddetta “Franco fabbrica”, vale a dire con trasporto della merce a cura del cessionario) o nel caso di una cessione realizzata tramite rappresentante fiscale. In tali ipotesi l’operatore extra Ue, non potendo essere indicato come esportatore nella dichiarazione doganale, potrà chiedere allo spedizioniere, responsabile del trasporto ma terzo rispetto alla cessione delle merci, di accettare tale qualifica.

Dal punto di vista fiscale la procedura, secondo i chiarimenti delle Dogane, determina conseguenze favorevoli per tutti i soggetti coinvolti. L’esportatore “sostanziale”, non stabilito nel territorio doganale, potrà comunque usufruire della non imponibilità Iva prevista, ai sensi dell’art. 8 DPR 633/72, per le cessioni all’esportazione. L’Agenzia delle dogane nella nota in esame chiarisce, infatti, che tale esenzione non è preclusa dall’indicazione in dichiarazione doganale di un soggetto nella qualifica di esportatore (esportatore “formale”) diverso da colui che effettua la cessione all’esportazione.

D’altro canto, l’Agenzia precisa che l’indicazione in bolletta doganale dei riferimenti dello spedizioniere, quale, ad esempio, il codice E.O.R.I. (codice alfanumerico identificativo ai fini doganali), non comporta per quest’ultimo implicazioni di natura fiscale, avendo rilevanza solamente ai fini della normativa doganale.

 

Altre implicazioni

La nota dell’Agenzia delle dogane, affronta anche un diverso problema, vale a dire la prova della materiale uscita delle merci dal territorio Ue, requisito essenziale per la non imponibilità IVA dell’operazione di cessione. A tal fine è opportuno che la fattura, emessa con l’indicazione della partita IVA intestata all’operatore non stabilito nel territorio Ue, sia richiamata nella dichiarazione doganale. In caso di operazioni svolte tramite rappresentante fiscale, invece, si dovrà indicare un apposito codice alfanumerico.

L’Agenzia, infine, chiarisce che, a seguito delle modifiche dell’art. 19 citato, non è più consentito indicare come esportatore in dichiarazione doganale di esportazione una persona fisica o giuridica stabilita al di fuori del territorio doganale Ue, salvo il caso specifico del soggetto privato che trasporta le merci da esportare nel proprio bagaglio personale o del soggetto che vincola la merce al regime di riesportazione.

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