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Made in Italy, la fotografia del CNDCEC

Il comparto del turismo e della cultura, nel nostro paese, è determinante per la crescita italiana: basti pensare che nel 2017 il turismo è cresciuto dell’11,8%, e il suo contributo al Pil ammonta a 94,1 miliardi di euro, pari al 5,5% della produzione nazionale. Anche l’agroalimentare è espressione prioritaria della nostra economia: le produzioni agricole e la trasformazione alimentare con 60,4 miliardi di valore aggiunto prodotto nel 2017 coprono il 3,9% del Pil. Quella italiana è la prima agricoltura europea. Infine, il complesso manifatturiero, con 66.751 aziende in Italia, in grado di occupare quasi 581 mila addetti: il settore genera 62 miliardi di euro di export. Sono alcuni dei dati che emergono dal documento pubblicato, nella giornata di ieri, dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, dal titolo “Il Cluster Made in Italy”. L’elaborato si presenta particolarmente importante perché, come noto, il made in Italy è il principale motore produttivo del nostro paese. «Per questo – si legge nella premessa del documento – apprezziamo moltissimo la volontà del governo di mettere al primo posto, tra le politiche di sostegno alle imprese, la tutela del Made in Italy, come è scritto molto chiaramente nel capitolo della Nota di Aggiornamento al DEF 2018 dedicato alla Strategia di riforma del governo».

 

Il CNDCEC sostiene che i commercialisti, che da sempre affiancano le piccole e medie imprese, vogliono proporsi quali naturali interlocutori nei confronti del comparto del made in Italy, anche per rivedere i modelli di business delle imprese. «Il presente documento – si legge ancora nella presentazione – intende mettere a sistema i dati e gli studi esistenti su alcuni comparti portanti del Made in Italy: il turismo, la cultura, la moda, l’agricoltura e l’agroalimentare (sino al concetto più recente di “bioeconomia”) sono i comparti oggetto di questo primo studio».

 

I dati relativi al settore rivelano la priorità del Made in Italy per il nostro paese: «È indubbio il ruolo che i commercialisti possono svolgere a favore di un cluster come quello del Made in Italy fondamentale per la crescita del Pil e dell’intera economia. Un ruolo che può essere determinante sia nella fase di analisi e proposta delle policy utili alla crescita e allo sviluppo delle imprese coinvolte sia nella fase di accompagnamento degli operatori che chiedono con sempre maggiore insistenza servizi consulenziali specialistici».

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