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Mancato versamento IVA, la crisi di liquidità non è in via automatica un’esimente

In tema di sanzioni amministrative per violazioni di norme tributarie, la sussistenza di una crisi aziendale non costituisce forza maggiore, ai fini dell’operatività dell’esenzione prevista dall’art. 6, comma 5, del D.Lgs. n. 472/1997. Lo ha ricordato la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 2 novembre 2018 n. 28063, con la quale i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.

 

In breve, nel caso in esame l’Agenzia aveva notificato una cartella di pagamento per IVA relativa all’anno di imposta 2009, ma la CTR aveva annullato le sanzioni irrogate per l’omesso versamento dell’imposta a causa dell’asserita crisi di liquidità dell’azienda contribuente. Secondo i giudici di merito, la crisi di liquidità era da considerare automaticamente un’esimente e non, invece, un impedimento per l’assolvimento degli obblighi tributari.

 

I Giudici di piazza Cavour hanno accolto il ricorso del Fisco, ricordando che la nozione di causa di forza maggiore richiede la «sussistenza di un elemento oggettivo, relativo alle circostanze anormali ed estranee all’operatore, e di un elemento soggettivo, costituito dall’obbligo dell’interessato di premunirsi contro le conseguenze dell’evento anormale adottando misure appropriate senza incorrere in sacrifici eccessivi, dovendo la sussistenza di tali elementi essere un oggetto di idonea indagine da parte del giudice, sicché non ricorre in via automatica l’esimente in esame nel caso di mancato pagamento dovuto alla mancanza di liquidità».

 

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