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Nei ricorsi il contribuente deve essere munito di assistenza

Nei ricorsi di ingente entità, il Giudice tributario non può dichiarare l’inammissibilità se l’appello viene firmato dalla parte ma non risulta sottoscritto da un professionista abilitato. A dirlo sono i Giudici della Cassazione, con la sentenza del 10 febbraio 2016, n. 2612, che hanno respinto il ricorso di un legale rappresentante di una società, il quale domandava se in vertenze di valore superiore a 2.582.28 euro, con le condizioni sopra esposte, il Giudice potesse dichiararne l’inammissibilità, oppure se potesse comunque concedere un termine al contribuente per dotarsi dell’opportuna assistenza tecnica.

 

Tanto la Commissione Tributaria Provinciale che la Commissione Tributaria Regionale avevano dichiarato inammissibile l’appello del contribuente, legale rappresentante di una società, avverso l’avviso di accertamento per IVA relativo al 1996. Secondo i giudici di primo e di secondo grado, infatti, il ricorso non era stato sottoscritto dal difensore, che non aveva nemmeno autenticato la procura.

 

Secondo gli Ermellini, “nel processo tributario il Giudice chiamato a conoscere di una controversia di valore superiore a cinque milioni di lire […] è tenuto a disporre che l’attore parte privata che sia in giudizio senza assistenza tecnica si munisca di essa, conferendo incarico a difensore abilitato”. Dunque, l’inammissibilità del ricorso può essere dichiarata solo dopo la mancata esecuzione di tale ordine. In conseguenza, il ricorso del contribuente è stato accolto, e la sentenza è stata cassata.

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