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Niente regime forfettario per sindaci e revisori

I compensi percepiti per gli incarichi di sindaco/revisore sono qualificabili quali redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e, dunque, non possano beneficiare della tassazione riservata al regime forfetario. A precisarlo è l'Agenzia delle Entrate con le Risposte nn. 183 e 186 pubblicate ieri.

 

I casi di specie

In una fattispecie, l'istante intende riprendere a esercitare l’attività di dottore commercialista i cui compensi nel 2019 saranno rappresentati sostanzialmente da quelli derivanti dalla carica di sindaco assunta presso il suo precedente datore di lavoro, una cooperativa presso la quale è assunto dal 2017 a tempo indeterminato con la funzione di impiegato amministrativo. I redditi conseguiti nel 2018 derivano esclusivamente da lavoro dipendente. Nell'altro caso preso in esame, l’istante è iscritto al registro dei revisori legali e svolge esclusivamente l’attività di sindaco/revisore, per la quale nel 2018 ha percepito compensi considerati come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. A gennaio 2019 ha aperto la Partita IVA con codice Ateco 69.20.13 (servizi forniti da revisori contabili). Tramite interpello, entrambi chiedono all'amministrazione finanziaria se possono accedere a decorrere dal periodo d’imposta 2019 al c.d. regime forfettario (art. 1 c. da 54 a 89 L 190/2014).

 

Le indicazioni delle Entrate

Negativo il parere rilasciato in entrambi i casi dall'Agenzia che ritiene che i redditi derivanti dalla carica di sindaco devono qualificarsi come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (art. 50 del TUIR).

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