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Niente rimborso IVA per la società che acquista la nuda proprietà di un immobile

No al rimborso dell’IVA per la società che ha acquistato la nuda proprietà di un immobile. È questo l’esito della sentenza del 22 dicembre 2017 n. 30807, con la quale la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, che aveva impugnato il verdetto della CTR.

 

In breve, secondo i giudici del merito, il rimborso dell’imposta era legittimo, in quanto ai fini del rimborso dell’IVA non sarebbe richiesto il requisito della disponibilità del bene, come invece sostenuto dal Fisco; secondo gli Ermellini, però, tale argomentazione era inesatta: «l’acquisto della sola nuda proprietà di un immobile, che non venga in rilievo come bene-merce, non è suscettibile di generare un’imposta rimborsabile o detraibile per carenza della possibilità di destinare in funzione degli scopi dell’impresa». Dunque, per la Suprema Corte – che si è rifatta alla costante giurisprudenza in merito – perché sia possibile generare un’eccedenza di imposta rimborsabile, è necessario che il bene sia strumentale – vale a dire che sia utilizzato nel ciclo produttivo – e che sia ammortizzabile, tanto da non esaurire la durata del bene nell’arco di un solo esercizio. «Orbene – hanno concluso i giudici del Palazzaccio, accogliendo il ricorso del Fisco – il trasferimento della nuda proprietà non si accompagna ad un diritto reale di godimento poiché tutte le facoltà e i correlati poteri spettano all’usufruttuario, salva solo la disponibilità giuridica dell’intestazione e titolarità del bene, che, tuttavia, ne consente la mera circolazione in tale qualità e non una utilizzazione per finalità ulteriori».

 

 

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