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No alla revocatoria se il creditore non poteva conoscere lo stato d’insolvenza del fallendo

Accolto in Cassazione il ricorso della società cui veniva sancita l’inefficacia dei pagamenti ricevuti, nel periodo sospetto, dalla ditta poi dichiarata fallita, secondo l’azione revocatoria prevista dall’art. 67 della Legge fallimentare. Più precisamente, il motivo che ha condotto gli Ermellini ad annullare la sentenza di secondo grado, sta nel fatto che l’Appello basava in via presuntiva la prova della conoscenza, in capo al ricorrente, dello stato d’insolvenza dell’impresa fallenda, solo ed esclusivamente sull’elevazione di numerosi protesti a carico di quest’ultima.

Contestualmente, il Giudice di merito, negava l’ammissione dei capitoli di prova testimoniale articolati dal ricorrente per dimostrare che non consultava il bollettino dei protesti, non avendone interesse, attesa l’esistenza di una vera e propria prassi aziendale che, prevedeva, secondo gli usi abituali delle vendite al minuto, esclusivamente l’accettazione di pagamenti in contanti, contestuali all’emissione della fattura. Prassi che, come scrivono gli Ermellini, “non rendeva necessaria l’assunzione di informazioni in ordine alle condizioni economiche della clientela”.

Ma l’Appello, che riteneva “irrilevanti “ ed “ambigui” i detti capitoli, non escludeva “un’iniziativa del creditore che, perfettamente consapevole del dissesto del fallendo, tenda proprio a scongiurare il rischio ricevendo solo pagamenti in contanti”. Tale ragionamento, per la Suprema Corte, potrebbe pur valere in astratto a negare l’ingresso ad una prova concernente i soli pagamenti impugnati, ma non può certo giustificare il giudizio d’irrilevanza della diversa prova del ricorrente, salvo voler affermare che, in caso di numerosi protesti, il convenuto in revocatoria non possa in alcun modo dimostrare (nemmeno con ragioni “del tutto plausibili”) di non aver consultato il relativo bollettino.

A tali conclusioni la Corte è pervenuta nell’ordinanza del 27 maggio scorso, n. 11809, con cui viene rimessa la causa al Giudice di merito.

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