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Non basta una sola operazione antieconomica per giustificare l’accertamento del Fisco

L’accertamento induttivo nei confronti di una società non può basarsi su una sola operazione antieconomica. Lo afferma la Corte di Cassazione con l’ordinanza dell’11 ottobre 2018, n. 25217, con la quale la V Sezione Civile-Tributaria di Piazza Cavour ha accolto il ricorso di una società, che lamentava come il Fisco avesse disconosciuto alcuni costi non documentati e ripreso a tassazione ricavi non dichiarati.

 

In breve: nel caso in esame, gli Ermellini della Suprema Corte di Cassazione hanno asserito che in materia di IVA, in presenza di una contabilità formalmente regolare ma intrinsecamente inattendibile per l’antieconomicità del comportamento del contribuente, l’Amministrazione finanziaria può desumere in via induttiva il reddito del contribuente, sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti. Nel caso in esame, però, si trattava di una sola operazione posta in essere dalla società e ritenuta antieconomica dal Fisco.

 

Contrariamente a quanto asserito dai giudici del merito, l’antieconomicità di una sola operazione – secondo gli Ermellini – non può essere isolata dal contesto complessivo risultante dalla contabilità sociale, senza tener conto, nella valutazione, di quella vasta serie di elementi fattuali dai quali si evinceva la complessiva situazione finanziaria della società, per altro positiva. Il caso è stato dunque rinviato alla CTR, in diversa composizione, per un nuovo esame.

 

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