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Non bastano i movimenti sospetti del manager per legittimare l’accertamento sui conti societari

I movimenti sospetti sui conti bancari del manager? Non bastano per rendere legittimo l’accertamento fiscale a carico della S.r.l. della quale è amministratore. Questa la decisione della Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 13 aprile 2018 n. 9212. La V Sezione Civile del Palazzaccio ha respinto il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria, affermando che prima dell’emissione dell’atto impositivo il Fisco deve provare che le operazioni contestate si riferiscono all’attività della società.

 

Si legge infatti in ordinanza: «Vero è che non è necessario, ai fini dell’operatività delle norme di cui si assume la violazione, che risulti, perché l’ufficio ne abbia dato prova, che i conti correnti siano fittiziamente intestati a terzi; ma è pur sempre necessario che l’Agenzia provi che i conti, se pure a costoro intestati nella realtà siano comunque utilizzati, anche in parte, per operazioni riferibili alla contribuente anche tramite presunzioni, sia pure senza necessità di provare altresì che tutte le movimentazioni di tali rapporti rispecchino operazioni aziendali».

 

Gli Ermellini hanno respinto il ricorso precisando che l’Agenzia «di là da riferimenti giurisprudenziali concernenti la ricognizione del significato precettivo delle norme in questione, non ha dedotto elementi atti a consentire di affermare che i movimenti rilevati sui conti personali dell’amministratore e della figlia, della quale non è chiarita la qualità in seno alla società, fossero effettivamente riferibili a questa».

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